Totti: “Da dirigente ero ingombrante. Un ritorno alla Roma? Mai dire mai”

Totti: “Da dirigente ero ingombrante. Un ritorno alla Roma? Mai dire mai”

Le parole dell’ex capitano a Dazn: “Ci ho messo due anni a metabolizzare l’addio al calcio”

di Redazione, @forzaroma

Dopo le anticipazioni dei giorni scorsi, è arrivata l’intervista integrale di Francesco Totti a Dazn. Ospite della Leotta nello spazio “Linea Diletta”, l’ex capitano della Roma ha parlato della squadra di Fonseca, della Serie A e di quella che sarà la sua nuova vita da procuratore e scopritore di talenti. Ecco le sue parole.

Totti Soccer School, il nome è perché vuoi ricordare che mastichi l’inglese?
“Hai detto bene, lo mastico proprio!”

Qual’è la caratteristica principale di una scuola calcio che nasce nel segno di Francesco Totti?
“Bella domanda. Sicuramente l’unione e la compattezza della gente che vuol far crescere i giovani in modo armonioso e giocoso. Qui mi diverto, ho tutti i parenti, ma meglio non conoscerli!”

Qual è la prima lezione che bisogna imparare quando si entra in un campo da calcio?
“La base è la tecnica e il coordinamento, la passione nel calciare la palla e divertirsi.”

Se un giorno Cristian facesse un cucchiaio, cosa gli diresti?
“Prima deve riuscirci, non è facile.”

Il cucchiaio a Van Der Sar
“Prima di calciare il rigore, già hai pensato dove tirare. Pensando al cucchiaio, significa che di testa non sei abbastanza lucido. Per fare un gesto simile serve follia. Il pallone va colpito sotto, va accarezzato, come quando prendi la panna col gelato. Dietro al dischetto c’era un muro arancione. Durante la settimana avevamo fatto una scommessa, io avevo detto: “Se andiamo ai rigori farò il cucchiaio”. La squadra aveva preso la situazione con semplicità ma in partita, prima di partire alla volta dell’area di rigore, mi giro verso Maldini e Di Biagio e gli dico: “Ora gli faccio il cucchiaio”. Non pensavano che lo facessi veramente.”

E’ vero che a 8 mesi già passeggiavi controllando il Super Santos?
“Sì, camminavo a Porto San Giorgio. C’ho pure il filmino!”

Su Cassano
“Quando Antonio parlava con la mano davanti alla bocca sembrava albanese stretto!”

Davvero non torneresti mai alla Roma, neanche con un’altra proprietà o con un altro ruolo?
“Mai dire mai”

Perché non ti hanno fatto fare il dirigente nella Roma?
“Perché ero ingombrante”

Per un secondo hai pensato, durante la Coppa del Mondo, a fare il cucchiaio al portiere australiano?
“Durante il tragitto di 50/60 metri mi è passato per la testa. Poi ho detto evitiamo. Era un momento troppo delicato. La paura di sbagliare c’era”

Sei il maestro delle esultanze. Le preparavi o ti venivano spontanee?
“Alcune le preparavo, altre erano spontanee. Per me la fortuna è stato l’istinto, la spontaneità. Tutti prima della partita stavano con le cuffie, io invece ridevo e scherzavo. Credevo in me stesso. Tante volte questo atteggiamento mi ha ripagato”.

Hai vissuto a cavallo tra una fase in cui negli spogliatoi nessuno utilizzava il telefono e un’altra in cui tutti hanno iniziato. Com’è stato questo cambiamento?
“Per me è stato un cambiamnento negativo. Prima c’era più spontaneità, divertimento. Tutti andavano nelle altre camere a giocare a carte, alla play, C’era più gruppo. Ora tra computer, social e Instagram ti chiudi in camera, da solo. Per me è un depressione per come sono fatto. Avrei faticato.”

Tutti i tifosi della Roma sperano un giorno di vedere in Zaniolo il futuro Totti. Ha la stoffa del campione?
“Diciamo che tutto il calcio italiano in generale si augura che Zaniolo possa fare grandi cose. E’ giovane, ha tanta strada da fare. I mezzi ce l’ha, però sta a lui dare continuità al lavoro che sta facendo.”

La carriera da dirigente.
“Da calciatore ero più espansivo, ero più me stesso; da dirigente devi essere più pacato, stare attento a quello che dici, a contro chi dici… le parole sono fondamentali.”

C’è mai stata una partita della Roma in cui ti saresti strappato i vestiti da dirigente per entrare in campo?
“Una sola? Da fuori è tutto più facile, tutti siamo più forti e più bravi – “perché non ha fatto questo, perché non ha fatto quello” -, ma se sei stato anche dentro il campo sai che sono due cose diverse. Parecchie partite avevo voglia di spogliarmi, potevo ancora dire la mia. Soprattutto vedendo quello che ci sta in giro… (ride, ndc).”

L’addio alla Roma.
“Per me è sempre stata una passione. Quando c’è, il giocatore ha già tutto. Quando lo fai con determinazione, voglia e spensieratezza lo fai con tranquillità e spavalderia. Alla fine ti riescono cose che non ti verrebbero mai. La fine è arrivata in maniera inaspettata ma è stata giusta. Ora l’ho metabolizzata. Nei primi due anni ho avuto difficoltà a farlo perché non è stata una scelta mia. La gente ti identifica per quello che hai fatto nel rettangolo di gioco, per il personaggio. Sono sempre stato un ragazo semplice, uno di quelli che invece di darti la mano, ti porge il braccio intero.”

Come può proseguire il sogno di Totti?
“Il sogno che mi piacerebbe continuare è far crescere i giovani. Cercarli in Italia o all’estero. Trovarli al giorno d’oggi, che ragionano, non è facile. Oggi si pensa più al guadagno che alla propria squadra del cuore, c’è più marketing.”

Se tu oggi fossi un procuratore e avessi un Totti a 25 anni, cosa faresti?
“Non giocherebbe sicuramente alla Roma, già se lo sarebbero comprato. Penso che farebbe fatica.”

Ti piacerebbe fare il procuratore?
“E’ una parola vecchia. Preferisco dire scouting. Perlustro, vedo, riesco a trovare qualche giovane promettente. Io mi metto sempre in gioco, mi piace conoscere quello che c’è al di là. Il futuro sicuramente riserva cose positive: voglio vedere cosa riserva a me”.

Sulle scelte fatte.
“Io non mi sono mai pentito delle decisioni anche se quando avevo 25 anni e mi chiamò il Real Madrid dei Galacticos avevo avuto un po’ un momento di disorientamento. Infatti quando oggi vedo qualcuno di quei giocatori del Real mi dicono: ma tu sei matto, hai rinunciato alla squadra più forte del mondo… vuol dire che la testa ogni tanto non ragiona, devi essere matto: ho fatto una scelta d’amore che non rinnego. Anzi è stata una doppia vittoria stare per 25 anni con la maglia della mia squadra del cuore.”

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