Stadio, Parnasi e i debiti da 450 milioni lasciati a UniCredit. Advisor alla ricerca degli investitori

Ovvio che i nodi restano: ci sono dubbi ulteriori sul futuro del Business Park. Non solo sulla cubatura della struttura, ma anche sull’identità dei futuri inquilini dei nuovi uffici

di Redazione, @forzaroma

Mentre divampa la polemica politica fra il Campidoglio e i sostenitori del nuovo stadio della As Roma, la macchina finanziaria del progetto a Tor di Valle non si ferma. Anzi, secondo IlSole24Ore, gli advisor della Roma e del gruppo Parnasi, ovvero Goldman Sachs e Rothschild, starebbero continuando a cercare investitori e finanziatori esteri per i tre grandi nuclei architettonici: cioè le due strutture a carico del club (lo stadio e l’area retail) e quella dove dovrebbe sorgere il Business Park di Parnasi. Rothschild, advisor del costruttore romano già noto per aver seguito il «financing» dello Juventus Stadium e dell’Emirates Stadium dell’Arsenal, avrebbe avuto colloqui di recente.

I costi del progetto sono definiti: per il business park sarà necessario poco meno di un miliardo per la struttura e 300 milioni per le infrastrutture. Goldman, che ha già finanziato con 30 milioni la progettazione, sta invece cercando 1,6 miliardi per lo stadio e l’area retail, di cui 440 milioni per le opere pubbliche. Tra gli investitori dello stadio ci potrebbe essere Starwood Capital – già socio di James Pallotta nella Roma – e tra le banche secondo alcuni rumors Unicredit, finanziatore dell’Allianz Arena del Bayern Monaco. Ovvio che i nodi restano: ci sono dubbi ulteriori sul futuro del Business Park. Non solo sulla cubatura della struttura, ma anche sull’identità dei futuri inquilini dei nuovi uffici.

La gran parte degli asset con la zavorra degli ingenti debiti è finita sotto il cappello di UniCredit, il principale finanziatore della famiglia di immobiliaristi che è arrivata ad avere un’esposizione per 450 milioni. Dietro UniCredit, altro grande creditore è Mps, seguito da Aareal Bank. Parnasi con la sua Parsitalia era sommerso da più di 600 milioni di debiti prima della capitolazione, con UniCredit che è subentrato nel 2015 tramite il veicolo Capital Dev e che si è assunto le attività e con esse tutto il debito. In questo momento Parnasi e la sua vecchia Parsitalia sono tra gli incagli più grandi di Piazza Cordusio. La parabola di Parsitalia prima dell’accordo di salvataggio di UniCredit è emblematica. Negli anni dal 2013 al 2015 ha cumulato perdite per oltre 180 milioni di euro e si è ritrovata con un patrimonio netto negativo per 20 milioni: un crac evitato dall’intervento di UniCredit, il suo principale finanziatore. A Luca Parnasi subentrato nella gestione dopo la scomparsa del padre, resta poco. Un progetto di sviluppo a Montalto di Castro, e la parte di servizi e progettazione. L’asset vero è oggi Eurnova, la società posseduta al 100% da Luca Parnasi che possiede appunto i terreni di Tor di Valle, su cui dovrebbero sorgere lo stadio e il maxi-progetto delle Torri. Ora se il piano passasse, dovrà appunto trovare i finanziatori. Sempre che il passato di cattivo debitore non intralci il nuovo corso.

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