Il tecnico bianconero ha tracciato le differenze nell'essere alla guida delle varie big della Serie A
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Nella lunghissima intervista rilasciata a 'Tuttosport', Luciano Spalletti ripercorre la sua carriera tracciando anche una sorta di bilancio. L'attuale allenatore della Juventus non può che citare anche i giallorossi in alcuni passaggi.
Ha allenato la Roma, l'Inter, il Napoli, la Nazionale. La manca il Milan, dove peraltro sarebbe potuto andare. Per il resto ha guidato le grandi del nostro calcio. Dopo un anno, cosa vuol dire essere allenatore della Juve? Quali differenze ci sono rispetto alle altre? "Alla Roma ho allenato una tifoseria, a Napoli alleni una città. All’Inter una tradizione, in Nazionale un popolo. Alla Juve alleni invece una mentalità: è la storia del calcio. Qui c'è la modalità Juventus: non è solo un’emozione impetuosa. È gioia, orgoglio e responsabilità: sono sentimenti che non mi lasciano mai solo. È l'intensità mai banale di tristezze esagerate e felicità travolgenti. Non devi vivere solo di calcio, ma di Juventus. Siamo in competizione col nostro livello e non con gli altri. Il nostro club è sinonimo di eccellenza calcistica, per questo l'interesse nei nostri confronti è globale".
Con quali giocatori, nella sua carriera, pensa di essere stato determinante? Con chi ha lasciato il segno? "Ne cito alcuni, i più vividi nella mia mente: Pizarro a Udine, Lobotka e Kvara a Napoli, Salah alla Roma e Cancelo all’Inter".
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