Spalletti: “Stadio? Un’opportunità, non una minaccia. Scudetto ancora possibile” – AUDIO – VIDEO

Le parole del tecnico alla vigilia della gara contro la Fiorentina: “Via le barriere, ma chi viene allo stadio a far casino deve rimanere a casa. Il mio contratto? Non è cambiato nulla, si rimane così fino alla fine”

di Redazione, @forzaroma

Juventus a +7 e Napoli seconda in classifica, la Roma è costretta a prendere i tre punti contro la Fiorentina per ritrovare il secondo posto e accorciare il gap con i bianconeri. Alla vigilia della sfida contro i viola di Paulo Sousa, in programma domani sera alle 20,45, Luciano Spalletti è intervenuto in conferenza stampa per presentare il delicato match.

Ecco le parole del tecnico giallorosso in conferenza stampa:

Bollettino medico: “Oggi qualche situazione c’è, però Jesus rientra in gruppo, Perotti lavoro individuale: si valutano le risposte, ma per domani non ci sarà. Florenzi prosegue il percorso riabilitativo. Vermaelen ha questo problema alla mano che viene fuori da questo trauma contusivo durante l’allenamento ed è fermo. Bisognerà vedere come intervenire per poterlo far allenare nei prossimi giorni, perché essendo alla mano qualche rischio c’è. Quindi vanno valutate bene le cose, penso che il dottore faccia uso anche di specialisti per vedere qual è il limite al quale si può arrivare. Per il resto tutti a disposizione”.

Dopo la partita di andata con la Fiorentina lei disse che era stato un match deciso da episodi, ma parlò anche di una mancanza di cattiveria da parte della squadra. A distanza di un girone, vede una Roma diversa in questo momento?
In quella partita lì secondo me ci sono stati degli episodi di gioco da parte nostra che potevamo usare meglio ed in maniera diversa, ed è quello a cui dobbiamo fare più attenzione. Dobbiamo dare più importanza a ciò che dipende da noi. Secondo me la squadra per certi versi è maturata, è una squadra che si è consolidata, è cresciuta, e ha nelle possibilità ancora dei miglioramenti. Noi dobbiamo essere bravi a metterci qualcosa di più sotto l’aspetto della velocità del gioco offensivo in questo momento qui, ma come quadratura e consistenza dobbiamo mantenere quello che abbiamo fatto, al di là dei tre gol di Genova, nelle ultime partite. Secondo me la mia squadra non sta attraversando un brutto momento, non ci sono state delle prestazioni eccezionali nelle ultime partite, però noi stiamo abbastanza bene.

Lo scorso anno ha più volte elogiato il lavoro di Sousa. A un anno di distanza come valuta il percorso della squadra viola?
Come quello di tutte le squadre. Nel nostro campionato capita di passare un momento di difficoltà, è successo anche a loro come è successo a tanti e come capiterà a tutti nell’arco di un campionato, però ora stanno molto bene. Sono stati bravi a riorganizzarsi, hanno ritrovato qualche calciatore fondamentale e la presenza e la condizione di qualche calciatore forte. Ora sono una squadra forte. Hanno fatto risultati nelle ultime partite, hanno fatto prestazione. Quindi sarà una gara veramente difficile ed equilibrata.

Si sta parlando tantissimo dello stadio, non è solo un’occasione occupazionale, è un’occasione per tutto il calcio italiano. Perché è un’opportunità?
Prima di tutto sono intervenuto perché lo penso e penso che sia giusto così. Sicuramente per quello che si è visto e di cui mi sono reso conto andando in giro per il mondo, ci sono sempre risvolti positivi sull’economia delle città che si possono abbinare a questi progetti. Anche perché sentivo parlare la mia società e i miei direttori dei soldi che hanno già investito in questo progetto qui, e mi sembra tutto un po’ strano. Io non voglio assolutamente parlare di politica, e spero che la politica in questo caso qui non c’entri niente perché si tratta di possibilità d’investimento per il nostro paese. Io quando vado a Londra e vedo tutto questo movimento intorno al calcio e intorno alla Premier, anche se riguarda la stessa città ci sono 10 stadi e ci sono investitori arabi, americani, russi. La bellezza del paese o della città è stata determinata anche da questi investitori che sono venuti a creare questi presupposti e a metterci dei soldi. Capisco che bisogna tirare fuori dei soldi e che bisogna andare a spendere in un momento difficile in cui i soldi non si hanno, ma se ce lo fanno e se se lo pagano è chiaro che ci vogliono delle regole che vanno rispettate. Non mandiamo il messaggio che invece di essere un’opportunità che certe persone vengano a spendere nel nostro paese, sia diventata una minaccia da cui dobbiamo difenderci, perché poi dall’esterno sembra anche questo, che speriamo non vengano a crearci questi problemi. Ma quali problemi sono? È giusto che vadano approfondite le cose e che se ne parli in maniera corretta per quelle che sono le regole, però poi bisogna trovare una soluzione perché è giusto così, e questo riguarda il nostro calcio. Io anche quando vado nei paesi dove hanno meno potenzialità, trovo degli stadi più adeguati dei nostri in Italia. Questo è un movimento importante perché mi è sembrato di non essere il solo a pensarla così, mi è sembrato che ci sia anche qualcun altro che la pensa come noi. Quindi tutte queste persone vanno ascoltate, bisogna trovare attraverso un confronto professionale quelle che sono le soluzioni per mettere d’accordo tutti.

Considerato il successo della Juventus, ritiene chiusa la lotta per lo scudetto? Visto quanto sta andando forte il Napoli, per voi diventa prioritaria la corsa per un posto in Champions League?
E’ un po’ quello che ho sempre detto, nel senso che noi dobbiamo rimanere attaccati a tutto ciò che è possibile. La Juventus sta sicuramente correndo forte, però è lì, è guardando e copiando loro che bisogna trovare sempre stimoli nuovi per fare meglio. Di conseguenza noi dobbiamo continuare a credere che sia possibile ancora tutto, e a lavorare e giocare pensando a questo. Il Napoli lo sapevamo, sono tutte e due squadre che ci impongono di provare a vincere sempre perché sono costruite bene, sono anni che si lavora dietro a questi progetti e che vengono esercitati i ruoli nella maniera corretta. Il Napoli ha un progetto con il suo allenatore, ha fatto vedere che calcio vuole fare, va a chiedere giocatori per giocare quel calcio lì, il presidente e la città sono ambiziosi. La Juventus è avanti sotto tutti gli aspetti, tra l’altro è l’unica in Italia che ha questo stadio nuovo e che è giusto fare anche da altre parti. Napoli è un’altra città dove sento parlare di stadio, e per quello che è l’affetto e la passione dei tifosi è corretto così. Sono due squadre forti ed essere in loro compagnia, nei discorsi perché la Juventus è davanti, vuol dire essere una squadra forte.

Sullo stadio si è particolarmente esposto, così come sulle barriere. In questo momento sente la necessità di dover assumere anche un ruolo esterno al campo, quasi da dirigente, oppure è una scelta che nasce dalla sua esperienza?
No, io non sento nessuna necessità. Sento la necessità di fare bene quello che è il mio lavoro e il mio ruolo, perché la squadra in determinati momenti ha evidenziato di fare un buon calcio, ha fatto vedere di essere una squadra che usava tutte le qualità che aveva, è riuscita anche a vincere diverse partite. In altri momenti si vede che devo fare meglio il mio lavoro e quindi devo pensare a questo. Noi abbiamo dei dirigenti molto forti e una società forte. Il fatto del progetto dello stadio evidenzia che vogliono dare un futuro importante a questa società, a questa città. Di conseguenza possono benissimo ricoprire quel ruolo da soli, e io poi non sono competente per fare questo. Ma è chiaro che se si parla del tema delle barriere, per questo faccio uso di un dialogo con il Ministro Lotti, non con il mio amico Lotti. Perché queste cose non si fanno per amicizia, ma per professionalità. Poi è chiaro che l’amicizia rende più agevole il confronto perché ci conosciamo da tempo ed il confronto è meno formale, ma poi ci vogliono dei perché validi e professionali. Non si va a fare le cose perché uno è amico dell’altro. Dobbiamo sicuramente essere più responsabili come comportamento, io in questo ci starò molto attento e mi sembra di esserci già stato attento, perché allo stadio devono venire le famiglie e i bambini. Si vede la passione dei bambini quando arriviamo a Trigoria. A me è capitato di invitare gente in questa realtà e quando entrano dentro dicono tutti la stessa cosa: questo è il sogno che vorrebbero vivere migliaia di bambini a casa, poter essere qui dentro a lavorare e poter essere una giornata qui dentro a fare qualcosa. Migliaia, non uno. Per cui c’è bisogno, come si vede dalle altre parti, di divertirsi allo stadio, di farlo frequentare perché è la volontà di questo movimento e di queste persone. Quelli che vengono e che usano lo stadio per far casino, devono stare a casa, non devono venire. Non devono assolutamente far parte del mondo del calcio, il calcio è una cosa e il voler far casino è un’altra. Dobbiamo prenderci delle responsabilità in questo, però, come dicevo l’altra volta, qualsiasi tipo di barriera non è mai sintomo di libertà, non è finalizzata allo stare insieme, al troviamoci d’accordo, al saper accettare quello che è il pensiero di uno o di un altro, al confronto civile, al dover qualche volta accettare quello che dice quello vicino. Se no si rischia di fare tanti piccoli recinti che non hanno senso. Ma bisogna comportarsi bene: se le regole sono che ognuno deve stare al suo posto, bisogna stare al proprio posto. Regole, adeguamento a quelle che sono le regole, civilità, libertà e giusti comportamenti.

Noi c’eravamo lasciati qui con Gerson che era praticamente un giocatore del Lille, poi il ragazzo è tornato ed è finito a giocare con la primavera sabato. E’ stata una scelta sua? Che tipo di risposte ha avuto da lui e da Grenier?
In questo caso qui è stata una scelta mia, certo, ma non vedo niente di strano. E’ la prima volta che ci va perché giochiamo di martedì, se no non ci sarebbe andato. Non c’è nessuna punizione per quello che riguarda Gerson, anche perché se no non gli avremmo fatto fare il capitano. Sia Gerson che Greniet si mandano a giocare, perché hanno bisogno tutti e due di giocare. Gerson ha consumato 3 o 4 giorni della settimana precedente a parlare del suo trasferimento e non si è allenato con la squadra, e noi abbiamo deciso di mandarlo a giocare perché c’era la possibilità di farlo questa settimana qui. Anche Clement ha bisogno di giocare, quindi lo mandiamo a giocare e vediamo poi a che punto è nella realtà, perché quando giochi spesso così poi non fai neanche degli allenamenti per tutti, lo puoi fare individuale però non lo vedi nel contesto di squadra. È più difficile analizzare lo stato di forma. Per cui il fatto che sia stato mandato lì perché l’abbiamo punito è una cazzata che ogni tanto s’inventano e probabilmente si vogliono far rendere credibili, ma è una cazzata.

Domani ci saranno sia Badelj che Borja Valero che nelle ultime due sessioni di mercato sono stati spesso avvicinati alla Roma e che piacciono molto anche a lei. Secondo lei che cosa avrebbero potuto aggiungere alla Roma?
Da un punto di vista suo come giornalista è corretto provare a chiedere, ma da un punto di vista mio da allenatore, è giusto andare sulle cose importanti, sulle cose pratiche che danno vantaggio a noi. Io sono contento dei calciatori che ho, è la squadra che ho cercato, non ho rimorsi di quelli che sono stati i pensieri e di quelle che sono state le richieste che ho fatto alla mia società, parlando con la mia società di quello che potevamo riuscire a creare ed a mettere su. Loro sono due calciatori forti, ma io ne ho due altrettanto forti in quel ruolo. Poi naturalmente nel mercato abbiamo fatto anche altri nomi. Borja Valero è un giocatore che vogliono tutti, che dove lo metti lui sta, anche nel Barcellona, nel Bayern, nel Manchester City o nel Manchester United. Per cui siamo dovuti andare su altre scelte, abbiamo fatto altre scelte che sono ugualmente importanti per quello che riguarda la nostra realtà e siamo contenti per le scelte che abbiamo fatto. Loro sono un squadra forte, non hanno solo questi due calciatori. Hanno giovani di prospettiva, hanno un gioco come ho detto precedentemente, hanno una società forte. Però altrettanto noi. Sarà un confronto bello, di alto livello. Ora stanno bene anche da un punto di vista del gioco, però mi scusi se non le rispondo, ma noi siamo contenti dei giocatori che abbiamo. Se un mio calciatore viene domani e legge che avrei voluto Borja, avrei fatto questo o quest’altro…è un limitare la possibilità o le qualità di un mio calciatore che invece sono di pari livello a quello di cui abbiamo parlato fino ad ora.

Per caso la squadra o qualcuno della squadra le ha chiesto di restare e di firmare il rinnovo? Questo rapporto che lei ha creato avrà un’influenza sulla sua decisione?
No, non penso interessi molto ai miei giocatori del mio contratto. Rimane così, quello che è detto è stato chiaro, se uno poi se lo dimentica o è stato distratto è un altro conto, ma rimane così fino in fondo al campionato: i contratti bisogna meritarli con i risultati. Non è che valgono una settimana sì e una settimana no, bisogna arrivare fino in fondo. Poi è chiaro che ci sono delle scadenze e delle priorità per i ruoli che si hanno e ognuno poi va a farle valere, ma si arriva fino in fondo così. E’ tutto lì, l’ho sempre detto, non rispondo più su questa cosa, rimane così.

I giocatori possono essere distratti dallo stadio e dalle barriere? Se la Raggi ti invitasse a parlare dallo stadio ci andresti?
No, i giocatori venendo a far parte della Roma, essendo Roma, essendo una città che ha degli eco facili per come è conformata, devono essere pronti ed avere la personalità per assorbire anche qualcosa di diverso. Per l’importanza del club, per la passione numerica degli sportivi che ci sono dietro questa squadra qui, per tutto ciò che riguarda il movimento Roma. Per noi diventa una partita fondamentale, loro lo sanno e dentro lo spogliatoio si parlerà soprattutto di questo. Poi è chiaro che se c’è la possibilità e lo spazio di dare un contributo anche alla crescita ed al futuro, si deve fare e si può fare anche questo. Bisogna impegnarsi nella correttezza anche per la crescita e lo sviluppo. Però poi diventa fondamentale questa partita qui e i giocatori lo sanno, ora quando entreremo dentro lo spogliatoio parleremo di questo e basta. Io non ho i titoli per andare a parlare con nessuno. Io dico una cosa che sento e che mi sembra giusta e che diventa giusta se poi partecipano questo numero di persone. A parlare con la Raggi ci deve andare il presidente, il direttore generale, ci devono andare quelli competenti per questo confronto, le personalità che ci sono nella nostra società per questo confronto. Io, come ho detto prima, devo fare meglio quello che è il mio lavoro, perché secondo me lo posso fare ancora meglio.

Come sta la squadra fisicamente? E’ preoccupato visto il tour de force che ha davanti a sé la Roma?
Non sono preoccupato. Poi ci siamo dimenticati una cosa: quelli del Cesena andavano fortissimi. Io quando ho visto scattare Rodriguez con Manolas e Ruediger e tenere botta sui 60/70 metri a campo aperto… vanno forti anche loro, per cui prendo atto di questo. Quando li ho visti col Sassuolo è stato uguale. Di conseguenza si può dire: “ma solo quella partita lì…”, in Inghilterra per esempio succede spesso che grandi club vadano fuori nelle competizioni di coppe contro piccoli club, succede tutti gli anni. Qui quest’anno ci sono solo squadre forti dentro, per cui è segno che siamo stati bravi a reggere il primo tempo. Secondo me nel secondo tempo ci siamo meritati la vittoria. Però loro sono rimasti in partita e probabilmente si meritavano i supplementari per quello che hanno fatto in questo confronto differente da un punto di vista di valori, ma la Roma nel secondo tempo è migliorata, è cresciuta, ha fatto vedere di saper cambiare alcune cose per mettere a posto, a partita in corso, quello che non andava bene all’inizio. Ed è per questo che è giusto che abbiamo avuto accesso a questa semifinale.

Ieri ha giocato la nazionale di rugby all’Olimpico. Secondo lei un campo usurato potrebbe condizionare l’andamento del gioco di Roma e Fiorentina?
Questa è una cosa di cui ci siamo informati stamattina, sappiamo della completa disponibilità da parte del Coni per riuscire a sistemare. Lo hanno anche fatto, perché mi sembra che abbiano sostituito le zolle di una porta, mi è sembrato di sentir dire così, proprio per rendere il campo migliore in quei posti dove era stato pasticciato di più. Anche questa sarebbe una tutela da fare, perché l’obiezione è giusta, nel senso che bisogna tutelare quello che è lo spettacolo. Se c’è tutta questa passione, si riparla di quei numeri di cui abbiamo fatto uso prima. Bisogna andare a tutelare quello che è lo spettacolo che gli si offre. Valuteremo, ma abbiamo la massima disponibilità, competenza, professionalità nel riuscire a sistemare. Probabilmente questa addizione di eventi non aiuta, perché poi ci si è messo un po’ anche il tempo. Qui a Roma non piove mai e invece oggi e domani dovrebbe piovere e non sarà sicuramente un buon campo. Ma sotto l’aspetto dello spirito, della battaglia, della goduria del confronto fatto di personalità e di agonismo sono convinto che sarà godibile lo stesso, proprio perché sono due squadre forti e troveranno strade diverse per farsi apprezzare sia dal punto di vista del gioco che dell’applicazione e della performance individuale.

Lei dice che i contratti sono legati i risultati. Ma lei se li è posti questi risultati insieme alla società? Ci sono dei paletti che lei ha posto oppure no?
Quella che è la via di mezzo la valuteremo poi, come sempre si è detto, se ci saranno gli elementi. Gli elementi ci si mettono dentro se si arriva secondi, se si creano presupposti di crescita, se si vede che è evidente il lavoro sviluppato, allora questo ci si mette dentro. Oppure vincere, vincere vuol dire vincere, non è che ci siano tante strade. Vuol dire arrivare primi in qualche competizione, quelle che ci sono. Di conseguenza si arriva in fondo e poi si valuta tutto questo: le vittorie, gli elementi, se io sono contento di lei, se lei è contenta di me, e si tirano le somme.

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