Pastore, piedi d’oro ma grinta smarrita: ecco perché “El Flaco” divide i tifosi

Talento, capacità di verticalizzare e fantasia sono le qualità dell’argentino, che però guadagna tanto, si fa spesso male e mette il muso quando non gioca. Per la Roma può essere davvero un affare?

di Roberta Moli

Sette anni e la vita che si rivolta. Quando il Psg, 7 anni fa, ufficializzò Pastore, i romanisti erano tristi perché speravano che il neo direttore sportivo Sabatini portasse con sé, da Palermo, il suo pupillo. Ci provò pure, ma Pastore scelse i soldi, la casa su vista con Arco di Trionfo e le prospettive di vittoria del Psg. Vittorie che sono arrivate – in Francia ha vinto tutto, in Europa decisamente no – ma, escluso il primo anno, Pastore non è mai diventato quel leader che tutti si aspettavano. Sette anni dopo, da ragazzo è diventato uomo (papà di due figli avuti da Chiara, palermitana); il talento, enorme, è rimasto lo stesso, il carattere però pure. E se i piedi sono d’oro, non si può dire lo stesso della personalità, quella che gli ha impedito di emergere in uno spogliatoio dove, negli anni, c’è stata gente come Ibrahimovic, Cavani, Di Maria e Beckham.

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PERCHE’ SI’ – Per prenderlo servirebbe meno della metà dei soldi spesi dagli sceicchi nel 2011. Allora furono 43 milioni, oggi una ventina tutto compreso e allora può essere un affare. Perché il ragazzo, 29 anni tra due giorni, è bravo, vede “le linee oscure del calcio”, come diceva Sabatini, può fare la mezzala e l’attaccante esterno, ha esperienza, conosce la Serie A e darebbe al centrocampo della Roma quella fantasia che, da due anni, cioè da quando è andato via Pjanic, manca. In più ama verticalizzare e mandare in porta i compagni, non concepisce il passaggio in orizzontale (per la gioia di Di Francesco) e anche da punto di vista caratteriale non crea problemi fuori dal campo. Fa vita da professionista, con Chiara, Martina e Santiago (i figli) e non è mai protagonista di serate mondane (ogni riferimento a Nainggolan è puramente voluto).

PERCHE’ NO – Viceversa, nello spogliatoio è uno che si fa sentire. Con Ancelotti andava d’accordo, Blanc ed Emery hanno dovuto invece fare i conti col suo malumore perché poco impiegato. Al netto di uno stipendio netto da sei milioni più bonus, che per venire a Roma si dovrebbe decurtare, Pastore negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con problemi muscolari di varia natura che ne hanno spesso condizionato gli allenamenti e, di conseguenza, le prestazioni. Cantona una volta l’ha definito “il migliore al mondo” e per un periodo (prima stagione al Psg, 13 reti) lo hanno pensato anche i parigini, che erano impazziti per lui. Poi, col tempo, si sono divisi, così come sono divisi i romanisti oggi. Basterebbe, eventualmente, il talento a convincerli che il suo arrivo sia un affare? A Parigi, se andasse via, dispiacerebbe a molti. Ma nessuno si metterebbe a piangere come fece Zamparini quando lo vide fare una giocata col Palermo.

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