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Monchi: “Il budget può sempre cambiare. Difficilmente impongo qualcosa a un tecnico”

LaPresse

Il ds della Roma: "Per me l’allenatore deve decidere il profilo del calciatore, poi la direzione sportiva deve mettere a disposizione dei nomi. Non mi piace condividere tutto, a volte si fidano di me, ma provo sempre a trovare una squadra...

Redazione

Monchi continua a raccontare il suo metodo di lavoro. Oggi Sky Sport ha messo in onda un'altra parte dell'intervista rilasciata dal direttore sportivo della Roma ai microfoni di Gianluca Di Marzio. Ecco le nuove dichiarazioni dello spagnolo:

Sul tempo.

In una squadra più grande hai meno tempo, è così. Se sei il ds del Barcellona il tempo non esiste, se sei il ds della Roma il tempo è piccolino. Per dire, avessimo bisogno di un portiere, provo a prenderlo pensando che può diventare un portiere forte della Roma in due anni, ho tempo perché abbiamo Olsen, Mirante e Fuzato. Caso diverso in cui ti servisse un terzino destro, ti servirebbe uno che arriva e gioca.

Sulle scelte.

Per me l’allenatore deve decidere il profilo, poi la direzione sportiva deve mettere a disposizione dei nomi. È difficile che un allenatore conosca i nomi, salvo che siano giocatori che giocano nel calcio italiano. È normale, perché fanno un mestiere diverso. Se l’allenatore vuole un terzino destro di determinate caratteristiche, io dico i profili che posso proporre. Normalmente ho avuto la fortuna di avere la fiducia degli allenatori con cui ho lavorato. Difficilmente impongo qualcosa. Non mi piace condividere tutto, a volte gli allenatori si fidano di me, ma provo sempre a trovare una squadra condivisa.

Sull’uso dei dati.

Se cerchi un difensore centrale bravo di testa, i dati ti aiutano. Per fare la prima scrematura il dato è fondamentale, poi devi guardare il giocatore. Qui ho trovato più facilità, si lavora tanto in forma analitica. Ma gli estremi non sono buoni, è meglio mischiare.

Sul budget.

Ho sempre detto che lavoro con l’excel, non dimentico mai i numeri. Oggi il budget è uno, domani può cambiare. A gennaio può cambiare, perché magari arriva un’offerta di 200 milioni di euro per Lorenzo Serafini (ufficio stampa, ndr) e se lo portano via. Il budget non è fisso, bisogna sapere che c’è sempre qualche rischio. Lavoro molto vicino al direttore finanziario e al direttore marketing.

Quanto può spendere la Roma nel mercato?

Non è quanto può spendere, puoi comprare un giocatore da 20 milioni, ma conta anche lo stipendio. È tutto insieme.

Su Malcom.

Immagino che il Barcellona lo volesse prima. Non voglio pensare che una squadra che spende 42 milioni di euro lo faccia perché lo vuole la Roma, non sarebbe molto professionale e al Barcellona sono grandi professionisti.

Sulle cessioni.

Prima di arrivare qui, l’acquisto più costoso che ho fatto è stato Vazquez, a 15 milioni. Se guardi i giocatori che ho ceduto, il più costoso è stato Dani Alves per 42, qui ho venduto Salah per 50, Radja per 40, Alisson, Ruediger per 40… I costi dei giocatori si sono alzati, per me è un po’ una follia.

Spegni il telefonino a Natale?

Mai. È il mio lavoro. Racconto una storia: era Natale 2002-2003, ero andato a vedere Reinaldo Navia, un giocatore cileno che giocava in Messico. Mi ricordo che era Capodanno, in Spagna si mangia un chicco d’uva a mezzanotte per ogni rintocco. Cinque minuti prima ero al telefono con i dirigenti della squadra messicana. Poi non l’ho preso perché non avevamo una lira (ride, ndr). Quelli che mi conoscono sanno che è difficile avere una conversazione senza il telefono a fianco. Non dico che sono il ds più bravo, sicuramente no, ma uno di quelli che lavorano di più sicuramente. Da mio padre ho imparato che, per diventare qualcuno, l’unica strada è il lavoro.