Il serbo, pagato 18 miliardi, passerà alla storia solo per aver lasciato il testimone a De Rossi
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Se siete nati prima del 1990 e vostra madre non ha fatto pulizia di ogni ricordo, la troverete ancora in fondo a qualche armadio. La videocassetta di Ivan Tomic, diventata ormai un oggetto cult per i tifosi romanisti. Tra gol in campi senza nemmeno la recinzione e qualche buona giocata, il serbo era sbarcato nella capitale con l'aura del regista del futuro agli ordini della Roma di Zeman. In realtà non sarà così anche se Tomic nella storia giallorossa ci entrerà per un altro evento di cui parleremo più avanti.
La sfida a Stankovic e una quotazione record
A soli 17 anni, nel 1993, un giovanissimo Ivan esordisce con la maglia del Partizan Belgrado, squadra della sua città natale, in Serbia, ma che fino all’anno precedente era la capitale della Jugoslavia. Con i bianconeri dei Balcani, Tomić si mostra all’Europa come un centrocampista completo: segnare 24 reti in 82 match in 5 stagioni, in cui conquista anche 3 campionati e due Coppe di Jugoslavia. Lo vogliono in tanti, ma la spunta la Roma di Franco Sensi per ben 18 miliardi di lire. Tantissimo all'epoca. Tomic nel 1998 firma un contratto che lo lega ai giallorossi per 5 anni. All’ombra del cupolone viene accolto con tanto entusiasmo da tutto l’ambiente, tanto che Il Corriere dello Sport, arriva a dedicargli una cassetta con tutte le sue migliori giocate con la maglia del Partizan Belgrado. Un evento che si ripeterà con Fabio Junior, anche in questo caso senza fortuna. Tomic doveva essere la risposta alla Lazio, che all’epoca avevano appena prelevato un certo Dejan Stankovic dalla Stella Rossa, acerrima rivale del Partizan, tanto che Tomic arriva ad affermare:“Non sono uno scarto, dimostrerò a tutti che non sono uno Stankovic di Serie B”. Non sarà così.
Un flop totale, tranne per De Rossi...
“Ho preferito la Roma al Manchester, al Barcellona e all’Olympique Marsiglia, che mi avevano richiesto, perché sognavo un’esperienza nel calcio italiano e perché il gioco di Zeman è ideale per le mie caratteristiche”, furono le prime parole di Tomic che accesero la fantasia di tutto il tifo romanista. Nonostante le premesse , in giallorosso Tomić non rispetta le attese. Una strana coincidenza ha voluto che lui, alla Roma, fosse ricordato più per i momenti in cui si è fatto da parte, piuttosto che quelli in cui è stato protagonista in campo. La sua avventura in giallorosso, infatti, si divide in due bienni: il primo dal 1998 al 2000, il secondo dal 2001 al 2003, in cui, in totale, conquista 15 presenze in Serie A e qualche altra sporadica apparizione nelle coppe. E la stagione di mezzo? Basta un semplice calcolo per rendersi conto che non partecipa alla Roma del terzo Scudetto. Questo perché nella prima estate del nuovo millennio Capello spedisce Tomic in prestito all’Alavès, società spagnola con la quale disputa una discreta stagione, con 28 match e due gol, in cui raggiunge addirittura la finale di Coppa Uefa. L’anno successivo resta a Roma, conquistando il secondo posto in Serie A. Ma l’unico grande avvenimento di quella stagione lo fa registrare il 30 ottobre del 2001, quando al 71’ di un Roma-Anderlecht di Champions League lascia il campo in favore di un giovanissimo Daniele De Rossi, al suo esordio assoluto in maglia giallorossa. Qui Tomic scrive la storia anche perché lo stesso De Rossi in più di una dichiarazione affermerà di aver imparato tanto da Tomic. E forse proprio il ruolo di insegnante è quello che veste meglio il serbo. Ma anche di questo parleremo tra poco.Il ritiro dal calcio e la nuova carriera
Nel 2003 lascia la Roma per tornare sei mesi all’Alavès, in cui segna un gol in 10 partite, prima di militare per una stagione tra le fila del Rayo Vallecano. La sua avventura in giallorosso non può di certo essere ricordata positivamente, e di questo se ne rende conto anche lui stesso, tanto che in un’intervista recente ha dichiarato: “Quando sono arrivato a Roma non ero pronto e mi è dispiaciuto moltissimo perché mi è sempre pesato aver fallito. Ogni volta che vengo a Roma ci penso e ci sto male. Perché la società aveva puntato molto su di me ma io sono mancato all'appuntamento. Quando ho iniziato a fare il direttore sportivo del Partizan ho sempre cercato di dare qualche buon giocatore alla Roma”. Infatti, chiusa anche la parentesi spagnola, Tomić torna a casa sua restandoci per tre stagioni, dal 2004 al 2007. Nel triennio con i bianconeri ottiene buoni numeri, vince un Campionato di Serbia e Montenegro e si ritira a soli 31 anni dal calcio giocato, diventando immediatamente direttore sportivo del club. Da quel momento vinceranno 7 dei successivi 9 campionati. Dopo qualche anno lontano dal campo, nel 2014 inizia la sua breve carriera da allenatore. Il primo incarico di Ivan Tomić in panchina è quello di vice di Ljubinko Drulović, tecnico della nazionale maggiore della Serbia, che ricopre per qualche mese. La prima vera panchina affidatagli, però, è quella della selezione U19 della Serbia, su cui resta dal 6 agosto del 2014 fino al 30 giugno dell'anno successivo, fallendo la qualificazione agli Europei di categoria in programma nel 2015. Il 13 ottobre dello stesso anno gli viene affidata invece la panchina del Teleoptik, società di Belgrado che partecipa alla Srpska Liga, terza divisione nazionale. Storicamente, il Teleoptik è conosciuto per essere una squadra satellite del Partizan, in cui vengono spediti i giovani per crescere e fare esperienza. Resta solo per due mesi alla guida del club, e il giorno di Natale viene nominato quale nuovo allenatore del Partizan Belgrado. I risultati non arrivano e Tomic rassegna le dimissioni dal ruolo di tecnico dopo 23 panchine totali. Ma oggi cosa fa oggi? Ha continuato a gravitare nel mondo del calcio serbo, collaborando anche a progetti legati a campus e scuole calcio (come il Fudbalski kamp DEKI5 fondato dall'ex rivale cittadino Dejan Stanković) offrendo supporto professionale e tecnico ai giovani atleti. Inoltre è docente di management dello sport presso alcune università.© RIPRODUZIONE RISERVATA
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