Giallorossi recidivi sia in Italia che in Europa. Non bastano due reti di vantaggio per vincere. Il blocco mentale preoccupa Gasperini

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L'Olimpico omaggia Mourinho, lui risponde emozionato: "Sono senza parole"

L’incredibile (ma vera) remuntada del Real Madrid all’Olimpico fa discutere da mercoledì sera. Il dibattito è infinito e soprattutto allargato a diversi argomenti, trattati in passato, in estate e anche recentemente. A prescindere dall’evidente valore tecnico del gruppo di Mourinho, più di un aspetto sembra dare un senso al crollo finale della Roma, con tre gol presi negli ultimi 8 minuti del match (e prima del recupero) che hanno certificato il ko doloroso dei giallorossi, il primo stagionale. Nel lungo elenco delle possibili motivazioni si passa dalle assenze in partenza agli infortuni in corsa, dalla rosa corta ai cambi poco efficaci, dalla stanchezza post Como (gara giocata in inferiorità numerica per gran parte del secondo tempo) alle gaffe individuali. O, come ha ricordato pure Gasperini, ai tre corner che sono diventati tre gol per la rimonta madridista. Ok, ogni versione è accettabile, anche più di una. Manca, però, quella più chiara e al tempo stesso, visti i precedenti, la più pericolosa.

AS Roma v Real Madrid C.F. - UEFA Champions League 2026/27 League Phase MD2

Roma, il black out mentale preoccupa

"Ci siamo piantati sul traguardo". Il commento a caldo di Gian Piero è sintetico, ma inequivocabile. La Roma si è fermata sul più bello. La testa ha pesato più dello sforzo fatto con le gambe e ha cancellato la prestazione sontuosa dei giallorossi, aggressivi, propositivi e a tratti spettacolari è diventata inutile per quel si è visto dal minuto 37 della ripresa. Espì - sua la seconda rete delle tre - ha messo in ginocchio pure i fedelissimi di Gasp. Black out mentale e non fisico come ha invece voluto sottolineare Josè, furbo e spietato alla meta. Gasperini, pure per decifrare lo sbandamento sui tre gol presi, è tornato al primo tempo, quando la Roma non ha mai sofferto sui corner (precisazione dell’allenatore). "Poi abbiamo preso tre reti, a difesa schierata. Ho visto sagome passive in area". La frase più significativa è però un’altra: "Quando si alza il livello ci viene un po’ di 'braccino'. Dobbiamo crescere nell mentalità, bisogna fare uno step".

Real Madrid come Juventus e Inter: la squadra di Gasp è vulnerabile nei finali

Già il braccino, come spesso accade ai tennisti che si fermano nel momento cruciale del match, a un passo dalla vittoria. Il blocco è psicologico e di conseguenza anche muscolare che fa uscire di scena l’atleta. Ai giallorossi era già successo, proprio con Gian Piero in panchina, prima del Real. In piena volata Champions, raggiunti sul pari in casa dalla Juve fin lì alle corde: da 3-1 a 3-3, gol per il pari di Gatti al fotofinish e sempre da calcio piazzato. E prima della sosta - ancora all’Olimpico - dall’Inter strapazzata nel primo tempo: da 2-0 a 2-2. Insomma per tre volte non sono bastate due reti di vantaggio contro tre grandi. Sempre vulnerabili. Recidivi, dunque. Ma, a proposito di step, sabato la Roma ospita il Genoa di De Rossi. Stanca per lo sforzo fatto con il Real e traumatizzata per la remuntada di Mou. Bisogna vedere come reagirà, tenendo presente mancheranno cinque titolari: gli infortunati Svilar, Cristante, Koné e Dybala più lo squalificato Malen. E che saranno sempre meno i giocatori di movimento a disposizione: 16. Rosa, dunque, ai minimi termini.

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