ESCLUSIVA, Sconcerti: “Questa crisi è il risultato di una divisione di interessi e di scopi tra Garcia e la squadra”

“La Roma non è in crisi perché non ha qualità, ma perché ha cambiato gioco. Non vuole/non riesce a riproporre quel gioco molto faticoso che la faceva vincere. I giocatori sono convinti di dare il massimo ma non basta” ha detto Sconcerti a Forzaroma.info

di Bruno Di Benedetto, @BrunoDibe

Mario Sconcerti, giornalista e opinionista di Sky Sport, è intervenuto ai microfoni di Forzaroma.info rilasciando un’intervista sul momento critico della Roma. Fiorentino e notoriamente tifoso della Fiorentina, ha concesso qualche battuta anche sull’imminente doppio scontro tra Viola e giallorossi, valido per l’accesso ai quarti di finale di Europa League.

 

La domanda da cui partire è sempre la solita: come si legge questa strana crisi della Roma?
È un modo non strano, ma diverso di essere in crisi, visto che la squadra non perde da 4 mesi e mezzo in campionato. I motivi sono tanti ed è un fatto che, dopo una cinquantina di partite giocate a 50 all’ora, ora la Roma va a venti. Prima ha rallentato perché ha pensato che si potesse fare a meno di correre, che fosse brava di per se stessa e non perché correva molto. Poi non sono più arrivate le vittorie, non si è posta il dubbio e ha continuato a giocare normale. In breve: la Roma non è in crisi perché non ha qualità, ma perché ha cambiato gioco. Non vuole/non riesce a riproporre quel gioco molto faticoso che la faceva vincere.

 

Tuttavia i giocatori la volontà, almeno fino a qualche partita fa, sembravano mettercela tutta.
I giocatori sono convinti di dare il massimo ma non basta. Nel finale dello scorso anno e all’inizio di quest’anno si sono convinti che potevano non correre. Che la differenza tra loro e gli avversari era ormai una cosa acquisita. In grande sintesi per me questa crisi è il risultato di una divisione di interessi e scopi tra Garcia e la squadra. La squadra si è inconsciamente rifiutata di seguire i metodi di Garcia. Succede anche a noi persone. Non è che vai a letto e decidi: ‘Da domani do di meno’. E’ inconsciamente che dici: ‘Sono diventato bravo’, e allora dai meno. Poi quando hai perso la chiave e vuoi tornare indietro non c’è niente da fare: sei fuori casa. È chiaro che non c’è una ragione sola, poi ci sono gli effetti collaterali. La squadra si normalizza e allora devi avere delle grandi esecuzioni normali, dei grandi attaccanti. Tu puoi giocare una partita del cavolo come faceva la Juventus di Trapattoni, ma lì poi arrivavano i grandi attaccanti (Platini, Rossi) e la mettevano dentro.

 

In effetti, con poche sconfitte e nessuna vittoria, il problema non è più l’attacco che la difesa?
Certo, qui tu hai Ljajic che ha segnato 8 gol e ok. Poi però ci sono Iturbe che ne ha fatto uno solo in campionato, Gervinho due e Totti tre su azione. Intanto hai perduto Destro che nell’anno solare 2014 ha segnato 20 gol. Con lui ti sei giocato tutta la parte d’oro della tua normalità, perché Destro questo era. Non un di più, ma una normalità, perché è normale che una grande squadra abbia un attaccante che segna una ventina di gol nell’arco di un anno e che ti mette al riparo dall’inverno.

 

Argomento collaterale: la carriera di Totti si concluderà in maniera pacifica? Secondo te la partenza di Destro non è stata in parte dovuta al momento storico di Totti alla Roma?
Sì, io penso che non si potesse ancora mettere del tutto fuori Totti, per bravura sua ma anche per l’importanza che ha storicamente, e che Destro a 23 anni non era giustamente disposto a giocare la metà delle partite, anche quando segnava. Secondo me non ha sbagliato profondamente nessuno. Come andrà a finire la vicenda? Probabilmente benino: a Totti sarà trovato un posto in società, poi bisogna vedere se è quello che lui pensa. È il vecchio discorso: gli anziani sono sempre un problema per tutti perché costano tanto e non producono più. Salvaguardando tutte le qualità di Totti e l’importanza che può avere per i tifosi romanisti, cerchiamo di guardare la questione da un punto di vista meramente tecnico: se Totti segnasse 8 gol da qui alla fine del campionato la Roma arriverebbe a 5 punti dalla Juve. Sono mancati i gol in attacco, al centro dell’attacco c’è Totti e mancano quei gol. Adesso sappiamo che non possiamo chiederglieli. Non la si può sempre mettere sul “allora non amiamo più Totti”. Siccome si parla di calcio, bisogna solo dire che quest’anno Totti non ha portato 10 gol e che questi 10 gol pesano.

 

A Garcia è mancato un piano B?
Io sono ancora dalla parte di quelli che hanno almeno un piano A. Nella vita, di persone che avevano due piani ne ho trovate pochissime. Con Garcia la Roma ha trovato un leader, un gestore di uomini che ha un modo funzionante di giocare. In una cittadina come Lille arrivare in tre anni primo, terzo e sesto è comunque tanta roba.

 

Guardandola con prospettiva storica, ritieni che in questa crisi della Roma ci sia qualcosa di inaudito?
No. In questa situazione storica della Roma vedo solo una novità assoluta, che non c’entra per forza con la crisi. A fronte del fatto che a Roma i romani ormai sono pochi, una fonte di identità era ed è la romanisticità. Intendo dire che l’essere romanisti è uno dei pochi segni di riconoscimento. Intorno alla Roma c’è sempre stato l’orgoglio di avere un grande vivaio e molti romani a giocare nella prima squadra. Ecco, qui succede, per la prima volta, che c’è una Roma divisa tra una parte romanistica e una americana.

 

Andiamo alla partita di giovedì: chi vince tra Fiorentina e Roma?
Non lo so, penso che vinca la Roma perché noi siamo senza giocatori in attacco.

 

Si spiega così anche la sconfitta di lunedì contro la Lazio?
Lì abbiamo perso anche perché avevamo già fatto troppe imprese: eliminato la Roma in coppa Italia e il Tottenham in Europa League, vinto a Milano contro l’Inter, battuta la Juve a Torino. Abbiamo trovato nella Lazio una squadra che corre di più e ci hanno fatto neri, anche se un 4 a 0 non me l’aspettavo.

 

Quindi che Fiorentina pensi che scenderà in campo giovedì? Sarà demotivata?
Bhe, quando perdi 4 a 0 non arrivi mai bene. Questa è una buona squadra ma non ha un attaccante.

 

Chi passa il turno?
Quello è 50 e 50.

 

La Roma ha problemi con gli attaccanti, la Fiorentina non li ha, sei sicuro di non voler pronosticare un pareggio?
(Ride ndr.) Forse in effetti sì.

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