Arrivato nel 2007, di lui ci si ricorda per i calzini tagliati e la telecronaca di Zampa. Una parabola discendente quella del ghanese

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Grosso, grande e veramente grosso. Tanto che si tagliava i calzini all'altezza del polpaccio visto che non si trovava una misura giusta per lui. Per il resto Ahmed Barusso non ha lasciato una grande impronta in serie A, tranne forse quella telecronaca di Carlo Zampa quando l'ex speaker giallorosso durante Empoli-Roma e un tiro quasi finito in fallo laterale disse quasi disperato: "Anvedi Barusso te prego, ma non fa ste cose Baru. Dalla la palla, non tirare" . Troppa prestanza quella di Barusso che ha toccato il cielo della Champions League con la Roma prima che la sfortuna presentasse un conto troppo salato.Oggi, a quarantun anni suonati, il centrocampista ghanese ha smesso anche di correre nei campi emiliani con la maglia del Team Crociati Parma, suo ultimo club. Stiamo parlando della terza categoria, e quindi di un calcio fatto di amicizia, dopo lavoro e qualche pancetta. Eppure Barusso aveva iniziato alla grande.

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Il Ciro di Manfredonia che vinse una Supercoppa a Roma

Nato ad Accra nel 1984, il mediano ghanese si fece notare inizialmente tra le file del Manfredonia. Con il club pugliese ottiene una storica doppia promozione dalla Serie D alla Serie C1, diventando un idolo dei tifosi che lo soprannominano affettuosamente "Ciro" per la sua straordinaria capacità di integrazione. Nel 2006 compie il grande salto verso la Serie B trasferendosi al Rimini, squadra con cui si consacra definitivamente grazie a una fisicità dirompente, a una spiccata visione di gioco e a un tiro dalla distanza micidiale. Durante quella stagione affronta una Serie B storica che vedeva la partecipazione anche della Juventus. Quell'1-1 contro i bianconeri è storia e leggenda e Barusso si trova ad incrociare gli scarpini con tre Campioni del mondo freschi freschi come Buffon, Del Piero e Camoranesi. Detto questo terminerà in modo positivo la stagione. Pradè e Spalletti lo notano e decidono di portarlo a Trigoria nell'estate del 2007 per 1,7 milioni. Sotto l'ombra del Colosseo, Barusso riesce a debuttare in Serie A, a collezionare (due) presenze in Champions League e a vincere una Supercoppa Italiana al fianco di campioni del calibro di Daniele De Rossi e Francesco Totti.

La Turchia, poi la discesa fino al supermercato

In realtà le presenze sono poche (5 in tutto) e quando era arrivato il momento di spiccare il volo subisce un drammatico stop a causa di un gravissimo infortunio alla tibia riportato ai tempi di Rimini, un problema strutturale che ne compromette definitivamente la progressione fisica e la continuità ad alti livelli. Da quel momento la Roma sceglie la via dei prestiti per permettergli di recuperare la condizione atletica ottimale. Inizia così una lunga girandola di trasferimenti che lo porta a vestire le maglie di Galatasaray (dove vince il campionato turco), Siena, Brescia, Torino, Livorno, Novara e Nocerina. Nel 2011 torna anche alla Roma con Luis Enrique, ma viene bocciato dopo il ritiro. Dalla musichetta della Champions la parabola arriva presto ai campi di periferia. La Promozione, e addirittura alla terza categoria, col terreno da gioco confinante con il supermercato. E poi? Non si hanno notizie, probabilmente Barusso vive ancora a Parma. E magari qualche partitella la gioca ancora, con i calzini tagliati.

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