L'allenatore della Roma è tornato a parlare in conferenza stampa alla vigilia del big-match contro l'Atalanta, in programma sabato 18 aprile alle 20:45 all'Olimpico, al termine di una settimana ricca di malumori soprattutto dopo le dichiarazioni di Ranieri nel pre-partita di Roma-Pisa di venerdì scorso e con la questione infortuni che continua a tenere banco dalle parti di Trigoria. Di questo e di tanto altro ha parlato Gian Piero Gasperini.

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Gasperini: “Parole inaspettate di Ranieri, io non voglio creare un danno alla Roma”
GASPERINI IN CONFERENZA PRE ROMA-ATALANTA
Parla il mister. "Vi anticipo. C'è stata l'intervista di venerdì scorso che ha creato questa situazione, per me è stata una sorpresa incredibile perché non c'è mai stato un tono diverso tra me e Ranieri sia nelle conferenze con altra gente sia nei rapporti diretti tra noi due. E' stata una cosa inaspettata, in tanti mesi non avevo mai avuto questa sensazione o questi toni da parte sua. Da quel momento in poi mi sono solamente preoccupato in primis di non rispondere e poi di cercare, anche se involontariamente sono coinvolto, di non creare nessun tipo di danno e di difficoltà alla squadra, nel rispetto del pubblico visto che c'erano e ci saranno 60mila persone che vengono allo stadio per vedere la partita. Una partita importante, di livello, in cui abbiamo ancora chance da poterci giocare. Gradirei che parlassimo di quello, in settimana non sono intervenuto e avrei voluto cercare di impedire tutto questo ma è stato impossibile da parte mia. Oggi vorrei parlassimo di calcio, nel rispetto di una partita che alla 33esima giornata dopo un campionato insieme credo sarà una bellissima partita".
Una riflessione: per una settimana si è parlato solo di rapporti interni e non del risultato sportivo. Parlando di calcio, quanto è stato difficile preparare una partita fondamentale per l'Europa? "Mio malgrado, ho subito tutto questo impatto mediatico che c'è stato. Per me e per la squadra, per la partita di domani, l'alibi è zero. Abbiamo nella testa di giocare una gara, dopo 32 giornate. Siamo in un percorso vicino al rush finale, domani sarà una partita importantissima per entrambe le squadre ma soprattutto per noi. La concentrazione ho cercato di spostarla solo ed esclusivamente sul piano tecnico, della gara, nel tentativo di non creare né alibi né danno alla squadra e alla gente. E' fondamentale, questo è stato l'unico mio obiettivo. Finalmente domani giochiamo e potremmo confrontarci per questo traguardo".
Come sta Wesley? C'è una tensione interna sulla gestione e sul recupero degli infortuni? "Sì, a volte è motivo anche di confronto e discussione interna. E' abbastanza normale. Wesley si sente di poter giocare, ha grande generosità e voglia di giocare. Effettua sprint, scatti e tiri, ma la parte medica magari giustamente, non so, considera che ci siano dei rischi e non vuole rischiare. Su questo si innescano discussioni e problematiche. Di lì a fare tutto un altro tipo di discussione ce ne passa. Così vale per Wesley. Ha una volontà incredibile di partecipare a questa gara, magari dall'altra parte di frena. Vedremo entro domani. Se da parte del medico l'indicazione è 'no', non posso fare nulla. Rientra tutto in una dialettica normale, cercare di avere coraggio, ma non posso forzare delle situazioni. Tutti gli allenatori dipendono dall'ok medico prima di poter utilizzare un giocatore".
Il cortocircuito della settimana può influenzare i giocatori? "No, zero. Dobbiamo giocare una partita, importante. Nessun alibi. Anzi, semmai c'è un po' di benzina in più. Credo che la gente lo capisca e sosterrà ancora più forte la squadra".
Si sente più vicino o lontano dal restare l'allenatore della Roma l'anno prossimo? "Si continua a parlare di altre cose, io voglio parlare della partita. Non voglio creare nessun tipo di problema e con queste domande si creano dei problemi. Qui su altre cose ho chiuso, se fa piacere parliamo di calcio e di domani. Su queste situazioni ho chiuso".
Ci sono diverse defezioni, soprattutto in attacco: ci può dare delle indicazioni di formazione? "Soulé, Malen... A parte i giocatori che sono fuori, in recupero, non è cambiato nulla rispetto alla settimana scorsa, se non che abbiamo perso Pellegrini. E' un peccato, anche per la natura dell'infortunio. El Shaarawy, Zaragoza, c'è il problema di Pisilli che a inizio settimana ha avuto una distorsione alla caviglia ma che sembra aver recuperato abbastanza bene. Dobbiamo valutare oggi. Le alternative sono quelle".
Da uomo di calcio navigato, l'approdo o meno in Champions potrà orientare alcune decisioni? "Questo va chiesto alla società. La società è stata sempre molto chiara sugli obiettivi di quest'anno, così come Ranieri. Io ho sempre pensato che con molto poco eravamo in grado, e lo siamo ancora perché siamo lì adesso. Ho sempre spinto in quella direzione, per cercare di raggiungere l'obiettivo subito. Di solito si stabiliscono obiettivi più alti e l'allenatore cerca di abbassarli, ora è il contrario. Lo consideravo da subito e a maggior ragione a gennaio, ho sempre spinto in questa direzione per cercare di migliorare la squadra. Ancora oggi, nonostante le defezioni di questi mesi, da fine dicembre in poi, ci credo ancora. Nel girone d'andata non abbiamo mai avuto defezioni così continue e così lunghe, ci sono state quelle di Bailey, Ferguson e Dovbyk ma riuscivamo a compensare. Da gennaio ci sono state quelle di Soulé, Dybala soprattutto, El Shaarawy. Anche così, con qualche idea in più, ho sempre pensato che avremmo avuto più chances. Ma rientra nella dialettica che si fa in qualunque azienda. Non ci sono mai stati toni così aggressivi, con Ranieri. Siamo qui, nonostante tutto, e siamo convinti. Se riusciamo a battere una squadra molto forte, che probabilmente non solo perché è diretta concorrente con noi ma anche di Juventus e Como è all'ultima chance... E' una squadra che ha un passato dietro, che l'anno scorso è arrivata terza, forte e con una grande rosa, che ha fatto la Champions. E' un ostacolo duro. Quando ero all'Atalanta consideravo la Roma un limite, se la battevamo eravamo sempre in Europa e probabilmente in Champions. Ora sono da questa parte e dico che l'Atalanta è una squadra da Champions, se la battiamo meritiamo di giocare la Champions. Poi chiaramente ci sono Inter, Juve, Milan e Napoli che sono sempre state un passo avanti, ma questo è il parametro che mi sono sempre creato. L'Atalanta fa la Champions davanti ed è costruita con una rosa importante, senza tornare al passato. Per la Roma la vedo così".
Quanto manca alla Roma per arrivare alle squadre da Champions e cosa la preoccupa in ottica futura? "Non ho detto che esiste questa differenza, ho sempre detto che cerco di lavorare per migliorare la mia squadra. Ho sempre spinto, motivato, nel tentativo di migliorare la mia squadra per quelle che sono le mie idee di calcio. Sono stato chiamato qui per sviluppare una squadra con le mie idee di calcio. E' sempre stato il mio intendimento, senza secondi fini. La mia intenzione è sempre stata quella di cercare di migliorare la squadra per raggiungere, se possibile, subito l'obiettivo. Senza gli infortuni probabilmente sarebbe stato più agevole, ma ci proviamo lo stesso. Per me l'obiettivo resta quello".
Nessuno conosce l'Atalanta meglio di lei, che ora è guidata da un suo allievo come Palladino: all'andata c'era stata qualche tensione, che cosa ne pensa? "Raffaele lo conosco da quando ha 17 anni, da quando facevo l'allenatore in Primavera. Lo ho visto in Serie C, lo ho allenato in Primavera vincendo Viareggio e poi a Genova. Da allenatore nella Primavera del Monza veniva spesso a Bergamo e credo di essere stato un riferimento anche per lui. E' normale che ci siano tensioni durante una gara, ognuno tira per la sua squadra. Poi quando finisce la partita è diverso. Il calcio è calcio, è giusto che sia così. Avevo degli amici quando giocavamo che ci davamo le legnate, ma poi andavamo a cena. Purtroppo l'agonismo è fatto anche di queste situazioni, ma poi deve rientrare tutto nelle leggi dello sport. So di affrontare una squadra ben costruita. Sono andato via da Bergamo con un anno ancora di contratto e la società che voleva allungarmi il contratto, ma io consideravo che il ciclo fosse chiuso perché sarebbe stato difficile fare di più. Avevo detto da mesi che non avrei rinnovato. A Roma ho visto una possibilità straordinaria e sono contento della scelta che ho fatto. Sicuramente a Bergamo è stata una storia lunga 9 anni, dopo gli 8 a Genova... forse non sono una persona così brutta. In 9 anni ovviamente ci possono essere punti di vista diversi, ma nei limiti delle cose. Probabilmente succede anche tra marito e moglie, quando si sta insieme tanti anni si possono tirare fuori 3-4-5 episodi di scontro. Ma quanti ne tiriamo fuori di quelli positivi? 50? 150? Ho fatto questa scelta e sono contento di averla fatta, la proprietà non era più Antonio Percassi e la considerazione sull'allenatore non era più la stessa. Ma senza nessun tipo di problema: constatato questo ho cambiato, dopo la fine del campionato e quando la società mi ha dato la possibilità di trattare con altre squadre. Altrimenti sarei andato avanti ancora un anno".
Si sente di poter alzare qui l'asticella? "Sono venuto qui con questo spirito, poi dopo si vedrà. Intanto siamo lì, a giocarci queste ultime sei partite. Sono venuto con questo spirito e con questa convinzione. Ho fatto una scelta anche rispetto ad altre cose, ho scelto perché ritenevo Roma una piazza dove se riesci a fare bene hai una gratificazione importantissima. Sono venuto con questo spirito".
Domani sarà più facile per la Roma rubare palla dall'alto o fare una costruzione dal basso? "Sono due squadre molto simili in questo. Per noi l'andata all'inizio era stato molto buono, poi abbiamo sofferto la loro pressione e la loro voglia di vincere. Sono due squadre equilibrate, lo dice anche la classifica anche se noi siamo davanti. Sono due squadre che si conoscono, so benissimo che quei ragazzi hanno un nucleo straordinario che garantisce sempre competitività ma i miei ragazzi hanno avuto uno spirito strepitoso tutto l'anno. Credo che domani sia davvero una bella partita, molto difficile ed equilibrata per entrambe. Mi piace parlare di questo. Sono convinto che avremo anche la gente che darà una mano ai nostri giocatori, ancora di più. Se la perdi è decisiva, se la vinci ti permette di alzare le chances. Ce la giochiamo, insieme ai tifosi che devono pensare alla partita. E' brutto, mi dispiace di questo, perché la gente dovrebbe pensare a sostenere la propria squadra nella partita".
C'è un qualcosa dell'Atalanta che vorrebbe avere qui a Roma? "A Roma c'è tutto, soprattutto nella squadra e nell'ambiente esterno, per poter fare bene, magari con altre caratteristiche. A Bergamo ho potuto fare bene perché il contesto attorno a me era molto compatto. Il lavoro della società è stato straordinario, essendo una sola squadra e una città piccola era unita alla squadra e alla società e questo ha creato un clima ideale. E' stata costruita una squadra forte, nel tempo, per tanti anni, dove non c'erano solo ragazzi giovani venduti a cifre importantissime che hanno reso la società ricchissima. Pensati a Lookman, Retegui, Ruggieri, oltre alle rendite della Champions. Ma la capacità della società è stata operare insieme a me una squadra dove c'erano sì i giovani ma anche Gomez, Zapata, Ilicic, De Roon, Toloi... un nucleo molto forte andato avanti per anni e sostituito e integrato da altri come Ederson, Djimsiti... E' cambiata molto, ma c'è stato sempre un nucleo non solo di ragazzini e di giovani, con degli introiti straordinari per una società nel vendere e reinvestire facendo utili. L'anomalia dell'Atalanta è stata che per 9 anni ha giocato in Europa, con le migliori squadre italiane ed europee, facendo utili tutti gli anni. Non solo per merito mio ma molto per merito di una società capacissima a operare in sintonia con l'allenatore. A un certo punto questa sintonia, un po' per il cambio proprietà e un po' perché non c'era più il papà al quale ero più legato... (si commuove e va via, ndr)".
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