Falcao torna a Trigoria: “Totti e Spalletti si rispettino. Spero nel ritorno della Sud” – GALLERY – VIDEO

Il campione brasiliano al centro sportivo della Roma per la conferenza stampa del docufilm sulla sua carriera e sugli anni d’oro in giallorosso

di Redazione, @forzaroma

Il Divino torna a Trigoria. Paulo Roberto Falcao questo pomeriggio è stato ospite al centro sportivo Fulvio Bernardini per presentare “Chiedi chi era Falcao”, il docufilm (in onda giovedì alle ore 22,00 su Roma Tv) sulla sua carriera e sugli anni d’oro in giallorosso. Al suo fianco, in conferenza stampa, il direttore generale Mauro Baldissoni e Guido Fienga, strategy & media director del club giallorosso. Presenti anche Bruno Conti e Ubaldo Righetti. 

Forzaroma.info segue live la conferenza di presentazione del docufilm.

Ore 15.51 – Iniziano le domande dei giornalisti.

Le fa più piacere l’affetto di chi l’ha vissuta pienamente, o dei giovani di oggi?
Difficile dirlo, l’amore non si definisce. Quello che sempre mi colpisce è andare per strada e vedere ragazzi di vent’anni che si emozionano. Questo non è normale. Un conto è trovare una persona che mi ha visto giocare e ha visto vincere lo scudetto, ma un ragazzo di vent’anni non era neanche nato. Questo mi fa molto felice.

Come si porta la mentalità vincente dentro un gruppo?
I giocatori di quella Roma avevano già la mentalità vincente ma era difficile giocare contro la Juventus. La partita non si vince o perde prima, ero sicuro della forza della mia squadra. Bruno Conti era un brasiliano per la sua tecnica, era una squadra che poteva dare di più. Dovevamo dimostrare che una squadra che dava sette poteva dare otto, e un giocatore poteva dare da cinque a otto. Siamo riusciti a formare una squadra che potesse vincere: sono riuscito a fargli capire che si poteva vincere lo scudetto.

Quanti passi avanti ha fatto la Roma a Trigoria?
Tanti. Adesso abbiamo una società vera. All’epoca c’erano due campi, poi il venerdì andavamo al Tre Fontane. Adesso è una struttura top, ha tutte le possibilità di fare dei bellissimi risultati. Oggi si può iniziare a costruire una vittoria anche fuori dal campo: con l’organizzazione, con la possibilità di conoscere un giocatore ed acquistarlo. E’ una Roma che pensa al presente ma anche al futuro. È una Trigoria diversa, che sa di vittoria.

Grande rivalità con la Juventus in quegli anni. Trentacinque anni dopo che emozioni le dà vedere ancora questa sfida?
La Juve era una squadra fortissima e meritava di vincere. La squadra di oggi è forte comunque, la società sa fare una squadra. Proprio per questo la nostra vittoria è stata straordinaria, perché siamo riusciti a battere una squadra che aveva metà nazionale italiana. Parlo di ‘squadra politicamente forte’ per quel gol annullato a Turone. E’ bello che anche oggi ci sia questa sfida: perché oggi la Roma è una squadra grande, e per essere ancora più grande deve avere uno stadio. E’ importante avere una casa propria come Real Madrid e Barcellona. Ho letto delle polemiche ma non voglio entrarci, dico solo che è importante avere uno stadio. Sarebbe la ciliegina sulla torta. Con lo stadio può essere ancora più grande.

C’è una somiglianza tra la ragnatela che inventaste voi con Liedholm e il tiki taka di Guardiola? 
Difficile paragonarlo. Mi ricordo che tutte le squadre italiane giocavano con la marcatura a uomo, mentre Liedholm voleva marcare a zona. Forse per questo sono stato comprato, perché in Brasile si gioca a zona. Liedholm ha portato la marcatura a zona, poi Sacchi ha portato il pressing. Noi non lo facevamo molto: Bruno aveva capacità di giocare la palla, Agostino molto controllo e Liedholm lavorava proprio su questo. C’era la velocità di Nela e Maldera, ognuno faceva il suo molto bene e questo ha portato una squadra che giocava la palla e la verticalizzava. Un mio gol contro il Cagliari è grazie a una palla lunga di Bruno: all’inizio per me era difficile portarmi avanti, in Brasile non era così. Abbiamo costruito una squadra che giocava bene, abbiamo vinto meno di quello che meritavamo. Quello che abbiamo vinto però mi rende molto felice.

Quando è saltato il trasferimento all’Inter hai sentito quel senso di appartenenza alla Roma? Quando Viola ti cercò per fare l’allenatore della Roma cosa mancò per l’accordo?
Nel ’91 allenavo la nazionale brasiliana, c’era stato un accordo tra il commercialista e Viola. Ma in quella settimana che mi stavo preparando per venire a Roma è saltato per la morte di Viola.

Che opinione si è fatto sul rapporto tra Totti e Spalletti?
E’ sempre molto difficile giudicare da lontano. Totti è un giocatore straordinario che si sarebbe meritato un pallone d’Oro, ma se non vinci un mondiale è difficile. Spalletti sta mostrando tutto il suo valore. Sono due persone intelligenti, vedo che loro si trovano bene, si sono abbracciati… L’importante e che si rispettino. Io mi auguro che Totti possa giocare fino a 50 anni. Quando era successo quel problema a febbraio l’avevo invitato a giocare nella mia ex squadra, lo Sport Club do Recife. Ero con la numero dieci pronta per lui, ma poi ha rinnovato…

Che effetto fa vedere la Curva Sud vuota?
Un brutto effetto, la Sud era quella che stava sempre con noi. Non solo all’Olimpico, ma ovunque. Loro usano uno striscione che io avevo visto nell’altra curva: “La Roma non si discute, si ama”. La curva è una parte importantissima della squadra, mi auguro che si trovi un accordo ma non conosco i perché della vicenda. Loro mancano allo stadio.

Zico a Udine, Gullit a Milano, Maradona a Napoli… Si cerca il mito del passato, perché il calcio fa così fatica a trovare nuovi miti?
Ci sono giocatori straordinari anche oggi. Alcuni di oggi potevano giocare nella nostra epoca. Il calcio di oggi è diverso, ci sono molte informazioni che alla nostra epoca non c’erano. La nostra testa era solo alla partita. Le cose sono cambiate moltissimo, ci sono cose migliori e cose peggiori. Non mi piace la rete social, tutti i commenti senza firma, non mi piacciono coloro che si nascondono. Il calciatore di adesso è diverso dai nostri tempi. Il giocatore più pagato alla nostra epoca adesso lo prendono in una settimana. Non mi lamento, contestualizzo la situazione. Messi, Ronaldo, Totti, sono giocatori importanti.

Ore 15.43 – Prende la parola Falcao: “Quei momenti sono stati speciali per me. Partire dal Brasile era sempre difficile, per fortuna ho avuto qui un allenatore che mi ha aiutato molto, e ho avuto un grande rapporto anche con i miei compagni di squadra. non era facile batterci con le grandi squadra di allora, non per la qualità ma per la forza politica. Quella squadra è riuscita a conquistare la simpatica grazie al calcio che giocava, grazie alla capacità amministrativa di Viola che non aveva la stessa condizione economica delle squadre del Nord, ma aveva tanta grinta. Eravamo venti giocatori in tutto, era molto più difficile giocare, soprattutto se si faceva male qualcuno. Nel 1981-1982 mancarono contro Juve e Fiorentina mancarono Conti, Pruzzo e io: abbiamo perso le partite e siamo arrivati terzi.Tutte le difficoltà che abbiamo avuto, hanno dato consistenza e hanno aiutato a fare una squadra grande. Arrivare in una squadra che non vinceva il campionato da quarant’anni è stata la mia più grande sfida. Ho trovato una squadra adatta, una città che mi ha dato tutte le condizioni di giocare sentendomi come in Brasile. Mi preoccupavo di venire in Europa con il corpo e con la testa: all’inizio è stato difficile con la lingua, ma poi mi sono sentito a casa. Il primo anno dal mio arrivo abbiamo iniziato a creare le basi per vincere lo scudetto. Grazie alla Roma”.

Ore 15.39 – Prende la parola il dg Baldissoni: “L’intero film è bellissimo, mi auguro siate riusciti a percepire lo spirito di questa clip. Da qualche anno questa società sta cercando di recuperare la storia e gli elementi che possano recuperare l’unità di un passato un po’ lasciato andare. Sappiamo perfettamente che non ci potrà essere futuro senza passato, e dobbiamo recuperare i profondi valori espressi dai protagonisti che vanno in campo e quelli che vanno sugli spalti. Paulo ricorda quanto è importante il legame tra squadra e tifosi. Il pregio di tutto questo sforozo è avere affianco a noi questo tipo di protagonisti come Falcao. io ero un tifoso bambino quando è arrivato Paulo, confesso che avevo un poster in camera di Zico. Pochi giorni prima dell’arrivo di Paulo era partita una fibrillazione con delle persone che andavano all’aeroporto per prendere Zico, che poi non è arrivato. È arrivato invece Falcao e sono bastati pochi giorni per togliere la delusione e cambiare poster con quello di Falcao. Era una squadra piena di talento che stava crescendo e che forse aveva bisogno di sentirsi importante e forte, e l’arrivo di Paulo e quello che ha dimostrato ha realizzato esattamente questo”.  

Ore 15.25 –  Viene mostrato un estratto del docufilm.

Ore 15.17 – Inizia la conferenza stampa. Prende la parola Guido Fienga:“Volevo sfruttare l’occasione per spiegare cosa ha portato alla realizzazione di questo video, che sostanzialmente è il frutto del progetto media della Roma, di cui abbiamo avuto modo di parlare insieme più volte. Il progetto è nato tre anni fa, ha abbracciato un’iniziativa del nuovo azionariato, l’azienda ha investito molto e in tre anni ha portato a risultati che sono fonte di orgoglio e di stimolo. È un progetto che ha portato la visibilità della nostra società oltre le nostre aspettative e un servizio che abbiamo cercato di dare per avvolgere i fan il più possibile con le emozioni che la nostra squadra e la nostra storia creano, oltre alle informazioni di cui hanno bisogno per essere romanisti. Oggi siamo arrivati a essere una vera e propria società di produzione di contenuti, non solo di informazione. Questo è un risultato che ci piace sottolineare, per quanto riguarda il pubblico l’obiettivo è trasferire emozione e formazione per essere partecipi dell’esperienza di essere un tifoso romanista”.

“Quando penso alla Roma penso alla tifoseria, non era un grande problema quando si perdeva e questo è bello per un giocatore. È un amore tra me e loro, tra loro e me, è una cosa che non sono mai riuscito a capire. Il fatto è fare gol e andare sotto la Curva Sud, un altro è non giocare più da 20 anni. Mi fa un enorme piacere perché quello che fai a Roma la gente se lo ricorda, non solo come calciatore. Quello che resta è una storia costruita che secondo me è continua, non  che è cominciata dal 1980 e finita nel 1985: il tempo qui sembra non finire mai”. Questo un estratto delle parole di Paulo Roberto Falcao nel docufilm.

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