Storie di addii dolorosi e spigolosi, ma differenti, pronte a intrecciarsi domani sera in Roma-Sassuolo. Emozioni dal passato anche per Ghilardi
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Alberto Aquilani si appresta a tornare in quell'Olimpico che per anni è stato casa. L'attuale allenatore del Sassuolo, reduce da un periodo tutt'altro che semplice alla guida dei neroverdi (l'ultima vittoria risale al 13 settembre, poi 5 ko e 1 pari), domani sfiderà la "sua" Roma nel match valido per l'undicesima giornata di campionato. Un figlio della Capitale, cresciuto nei campetti polverosi di Montesacro e blindato fin da giovanissimo dalle attenzioni di Trigoria dove è cresciuto, che all'inizio degli anni Duemila ha incarnato l'essenza del centrocampista moderno. A Roma Aquilani è sempre stato “Il Principino”, soprannome nato dalla somiglianza con lo storico capitano Giuseppe Giannini, per tutti “Il Principe”. Impostosi come titolare in pianta stabile con Spalletti, l'allenatore che più di tutti ne ha plasmato la visione tattica e la fiducia nei momenti chiave stando allo stesso tecnico degli emiliani, Aquilani ha vissuto da protagonista la Roma delle undici vittorie consecutive e le notti magiche di Champions League, legando il suo nome a giocate ed emozioni indimenticabili. I tabellini, fermi numeri statistici che non rendono idea né giustizia a sentimenti e momenti indelebili, parlano di 149 presenze con 15 gol e 8 assist tra il 2002 e il 2009.
L'addio, doloroso ma necessario: Ora torna da avversario. E conosce bene Ghilardi
Nell'agosto del 2009, poi, la cessione al Liverpool per una cifra vicina ai 20 milioni di euro. Una separazione che scosse profondamente la piazza romanista. Anni dopo, in un'intervista a GianlucaDiMarzio.com, lo stesso Aquilani ha voluto fare chiarezza una volta per tutte, spazzando via i malintesi del passato: "La Roma non mi ha cacciato, furono costretti a vendermi. Quell'anno ero infortunato, la Roma aveva problemi economici enormi e doveva fare una cessione importante. Io e Vucinic avevamo diverse offerte, il Liverpool mise 20 milioni sul tavolo e si chiuse così". Un distacco doloroso, almeno sul campo, ma il cordone ombelicale con la sua città Alberto non l'ha mai reciso. Oggi, dopo un grande biennio in Serie B con il Catanzaro, arriva all'Olimpico alla guida di un Sassuolo che sta faticando a trovare continuità e fluttua nelle zone caldissime della classifica. L'ennesima storia di un ex in questo mese a dir poco emotivo per il pubblico giallorosso, dopo quelli di Mourinho e De Rossi. Ma c'è anche un elemento della rosa di Gasperini che Aquilani conosce molto bene: Daniele Ghilardi. "Il Principino", infatti, lo ha allenato nella Primavera della Fiorentina tra il 2020 e il 2022 e lo stesso difensore della Roma ne ha parlato nel 2023 a TMW: "Lo ricordo con affetto. Non ho avuto tante possibilità di giocare con lui però mi sono trovato bene".
Torna anche Matic: il leader del 'That's football' a Budapest ma dall'addio spigoloso
Se Aquilani rappresenta il legame genetico e sentimentale con i colori giallorossi, il match dell'Olimpico riapre inevitabilmente anche il fascicolo legato a Nemanja Matic. Il centrocampista del Sassuolo, leader e faro dei neroverdi, è l'uomo che più di ogni altro ha incarnato l'essenza del professore in mezzo al campo e, al tempo stesso, il gelo di un addio che ancora oggi divide la piazza. Per comprendere il peso di Matic nel suo unico anno nella Capitale bisogna riavvolgere il nastro alla notte più amara della recente storia europea giallorossa: la finale di Europa League del 31 maggio 2023 a Budapest contro il Siviglia. In mezzo alla disperazione generale e alle lacrime dei compagni, vittime di un'ingiustizia, quella frase iconica a un Dybala in lacrime: "That's football". Una semplice, gelida ma saggia carezza, composta da due parole destinate a fare il giro del mondo, che fotografano a pieno il carisma del leader maturo, abituato a vincere e a convivere con la crudeltà dello sport. Pochi mesi dopo il repentino addio direzione Rennes, a pochi giorni dall'inizio del campionato e con la rottura del rapporto con Mourinho (lo Special One lo aveva voluto al Chelsea, al Manchester United e in giallorosso). Una scelta dettata dalla volontà di avere un contratto più vantaggioso e una stabilità maggiore. Oggi guida il centrocampo del Sassuolo, con il suo carisma e quella leadership necessaria in un progetto giovane ma non ancora rodato. Ben 9 le presenze stagionali, con 2 assist a referto di cui uno decisivo nel 3-2 contro la Juve, e il 77% di minuti giocati. In panchina solo contro la Lazio, quando il Sassuolo è crollato tra le mura amiche (6-2 il finale), e un voto Sofascore sempre almeno pari a 7 (eccezion fatta nella sconfitta per 4-2 contro il Frosinone). Due ex opposti ma simili per certi versi, di certo due storie agli antipodi, ma un unico comune denominatore: domani sera, all'Olimpico, nessuno dei due passerà inosservato.
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