Cento gol romanisti in Coppa Campioni/Champions League. Il primo fu di Francesco Vincenzi, contro il Goteborg, il 14 settembre 1983
Sul col morale, si dice in questi casi. Non è facile, vista la pesantezza di un 7-1 europeo. Perdere fa male, perdere così fa malissimo. La sensazione d'impotenza mostrata dalla Roma di fronte all'uragano Bayern è stata un'immagine brutta da vedere e da assorbire. La ferita è profonda e sanguina, ma bisogna avere lucidità e solidità mentale per restare a galla. Potremmo discutere per ore sui perché di una sconfitta così umiliante, che certamente (nelle dimensioni) andava evitata. Ma resta un dato di fatto: indietro non si può tornare. Quel che è stato è stato. La stagione non è finita, tutto è ancora possibile. Soprattutto in Italia, un po' meno in Europa, dove la Roma, al momento, non può permettersi di avere un'ambizione maggiore del superamento del girone.
Pazienza, si crescerà. Oggi come oggi, conta solo alzare la testa e tornare a vincere. Al più presto. Ripartendo da martedì sera, dalle cose (tante, se non tutte) da correggere e dalle impercettibili note positive. Una ce n'è ed è legata alle statistiche. Il mortificante 1-5 (purtroppo solo provvisorio...) di Gervinho è stato il centesimo gol della Roma nella storia del massimo torneo continentale. Il contesto peggiore per "festeggiarlo", ma resta l'importanza di un traguardo simbolico. Cento gol sono tanti, ciò significa che la Roma, tutto sommato, nonostante le tante difficoltà (societarie e tecniche) avute negli anni, in Champions League si è creata una sua piccola storia. Fatta non solo di sconfitte per 7-1, che ora sono due, ma di tanti momenti belli, serate da ricordare, prodezze da applaudire.
E' passata una vita, 31 anni per la precisione, da quel 14 settembre 1983 che sancì l'inizio di tutto. All'Olimpico, la Roma di Liedholm travolse il Goteborg per 3-0 nell'andata dei sedicesimi di finale dell'ormai defunta Coppa dei Campioni. Il primo dei cento squilli fu di Francesco Vincenzi, classe 1956, semplice meteora della storia giallorossa. Ne seguirono altri, quell'anno: le tre perle al Dundee United in semifinale e l'incornata maestosa di Pruzzo nella maledetta finale contro il Liverpool. A bagnare il debutto assoluto in Champions League non poté che essere invece Francesco Totti, in quel Roma-Real Madrid datato 11 settembre 2001 che mai si sarebbe dovuto giocare. Un gol su rigore, l'1-2 finale, rifilato ad un giovanissimo Iker Casillas, colpito altre due volte dal Capitano, ma al Bernabeu, il 24 ottobre 2001 (1-1 il risultato) e il 30 ottobre 2002 (storica vittoria per 1-0).
Totti fu solo ispiratore (ma che ispiratore) nel meraviglioso 3-0 interno al Barcellona del 26 febbraio 2002: a segno Emerson, Montella e Tommasi. Serata magica, come quella di un anno dopo al Mestalla (26 febbraio 2003). Altro 3-0 con doppietta del Capitano e sigillo finale di Emerson. Con Spalletti nottate da sogno, indimenticabili. Il 4-0 allo Shakhtar del 12 settembre 2006 fu l'inizio di un nuovo percorso europeo, basato sul gioco e non più sul difensivismo sfrenato e non sempre efficace degli anni capelliani. Il memorabile 2-0 di Lione agli ottavi del 6 marzo 2007 (gol di Totti e Mancini) regalò alla Roma il suo primo quarto di finale dell'era Champions. L'apoteosi? Il doppio 2-1 al Real Madrid nel 2008, con Pizarro e Mancini killer all'Olimpico e Taddei-Vucinic spietati al Bernabeu.
In tempi più recenti, ecco altre due illustri big d'Europa asfaltate in casa: il Chelsea (3-1) nel 2008, steso dalle magie di Mirko Vucinic, e il Bayern di Van Gaal (3-2) nel 2010, rimontato da Borriello, De Rossi e Totti dopo l'iniziale doppietta di Mario Gomez. Infine, Garcia. Il rientro in grandissimo stile in Europa col 5-1 al CSKA Mosca e l'1-1 dell'Etihad Stadium contro il Manchester City. Un percorso di cento magie chiuso martedì sera da Gervinho, nella cornice meno adatta. Ora, girata la boa, inizia un percorso nuovo. La Roma ha una missione: dimostrare al mondo di non essere la preda sbranata e straziata martedì sera. Passare il turno e andare agli ottavi, quest'anno, sarebbe vitale per acquisire fiducia, consapevolezza e dimensione internazionale. Il sogno ripartirà da Monaco, tra due settimane. Stavolta, senza paura.
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