Mal di Spagna

Iago Falque potrebbe essere l’ottavo calciatore spagnolo della storia della Roma. I suoi predecessori non hanno ottenuto grandi fortune

di Redazione, @forzaroma

C’era una volta un luogo comune. Peraltro avvalorato, almeno in un determinato periodo, dai fatti: “Gli spagnoli in Italia faticano”. Ed era così. E’ stato così. Negli ultimi anni, la Serie A si è tuttavia arricchita di molti assi provenienti dalla Spagna, che hanno ribaltato teorie e convinzioni. Borja Valero, Callejon, Obiang, Morata. Tutta gente che ha convinto e fatto bene. Compreso lui, Iago Falque, l’ala terribile che al Genoa ha stupito tutti: 13 gol in 32 partite di campionato. E che gol. Un mini Robben dal sinistro d’oro: semplicemente devastante.

 

La Roma ha messo gli occhi sul giocatore. Ne è rimasta colpita e vuole portare a termine il colpaccio. Col Genoa i rapporti sono buoni, c’è l’affare Bertolacci in via di definizione e Iago è più che un’ipotesi. Una quasi certezza, che dovrebbe materializzarsi agli inizi della prossima settimana. Gli spagnoli, dicevamo. Che in Italia si stanno riscattando ma che a Roma di rado hanno convinto. La lunga storia ha inizio nel lontano 1966, con l’eccezione: Joaquin Peirò, jolly di eccelsa qualità, ex asso dell’Inter di Herrera e tra i protagonisti del secondo trionfo in Coppa Italia della Roma, datato 1969. In tutto, per lui, 103 presenze in campionato e 21 gol, sino al 1970, anno in cui venne ceduto all’Atletico Madrid.

Altro spagnolo di vecchia data è Luis Del Sol, centravanti che sbarcò nella Capitale ad anni 35, dopo otto stagioni alla Juventus. Una vecchia gloria, che riuscì in due anni (dal ’70 al ’72) a racimolare appena quattro reti in 50 partite. E’ rimasta però celebre la sua doppietta che consentì alla Roma, il 20 dicembre 1970, di ottenere l’unica vittoria della storia giallorossa al “Cibali” di Catania.

 

Con un grande salto arriviamo agli anni novanta. Alla prima stagione di Zeman: estate 1997. Due i volti nuovi spagnoli. Il primo arrivò addirittura per sbaglio, ed è un errore tristemente storico: Cesar Gomez del Rey, classe ’67, giunto in Italia dal Tenerife per un disguido di comunicazione tra tecnico e dirigenti. L’obiettivo del boemo era infatti Pablo Paz, centrale argentino, anch’egli del Tenerife. Una volta appurata lo sbaglio, il mister non seppe cosa farsene di Gomez, schierandolo solo tre volte. Il contratto quadriennale firmato dal giocatore rappresentò per lo stesso una pensione d’oro: rimase a Roma fino al 2001, ovviamente fuori rosa, aprendo una concessionaria d’auto nei pressi dell’Eur. Ben diversa la storia professionale di Ivan Helguera, che in Italia ebbe poca fortuna (arrivò a soli 22 anni e giocò appena 9 gare in Serie A) salvo poi prendersi più di una rivincita al Real Madrid, vincendo (tra le altre cose) due Champions League e diventando un pilastro assoluto della nazionale spagnola.

 

A Roma non andò tanto meglio a colui che oggi è considerato uno dei primi tre tecnici al mondo: Pep Guardiola. Ex regista di gran classe, approdò in giallorosso nell’estate del 2002, a 31 anni, a parametro zero dal Brescia. Da potenziale grande colpo si rivelò un flop su tutta la linea: sei misere presenze ufficiali ed un pronto ritorno in Lombardia, nel gennaio 2003. Gli ultimi due nomi risalgono agli albori dell’era americana. Entrambi arrivati nel 2011 e richiesti espressamente da un altro spagnolo, Luis Enrique: il goffo terzino José Angel Valdes (32 presenze e tanti fischi) e l’attaccante Bojan Krkic, considerato all’epoca tra i migliori prospetti del calcio mondiale. Roma, purtroppo, fu l’inizio del suo personalissimo declino, dopo gli eccellenti inizi nella Cantera barcelonista. 7 gol in 37 presenze, prima di sposare (senza fortuna) le cause di Milan, Ajax e Stoke City. Visti i precedenti, a Iago non resta che fare i migliori auguri.

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