Roma, Pallotta: “Basta con il calciomercato vecchio stile. La pressione dei media romani è incredibile”

Il presidente giallorosso su calciomercato, stadio e stampa romana durante la conferenza di Boston a cui ha preso parte il 12 marzo scorso: “Impianto? Speriamo di ottenere l’approvazione in sei mesi per costruire lo stadio in 26 mesi”.

di Redazione, @forzaroma

Ieri sono uscite le parole su Francesco Totti, ma James Pallotta alla Sports Analytics Conference di Boston, tenutasi il 12 marzo, ha parlato anche di altro. Che non farà discutere come le frasi sul Capitano, ma rende l’idea della “mission” del patron giallorosso quando si tratta di Roma.

Negli ultimi due anni abbiamo fatto un sacco di cose – ha detto Pallotta, come riporta Gianluca Lengua su IlMessaggero.it , abbiamo un ‘data team’ a Roma, alcune persone che lavorano a Vancouver, altre nella Silicon Valley e a Boston. Il calciomercato può determinare il tuo successo o fallimento, può davvero affossare la squadra perché puoi comprare o vendere un giocatore ottenendo un utile o generando perdite. Ad esempio un paio di anni fa abbiamo comprato Marquinhos a 18 anni per circa 3 milioni di dollari e l’anno seguente lo abbiamo rivenduto al PSG a 35 milioni di euro e abbiamo incassato questi soldi. Per questo motivo, quindi, è così importante ottenere quanti più dati possibili sui giocatori visto che il calciomercato può diventare un’incredibile fonte di ricavi da reinvestire nella squadra, ma il calcio europeo è generalmente molto in ritardo rispetto a quello che è stato fatto negli Stati Uniti con Moneyball (un sistema informatico che analizza le prestazioni dei calciatori, ndr). Il mercato in Europa è ancora vecchio stile, affidato al lavoro degli agenti. Ad esempio noi abbiamo comprato un giocatore un paio di anni fa e non siamo riusciti a trovare l’età“. Insomma, la tecnologia al servizio degli affari non è solo una questione da colletti bianchi di Wall Street o da start-up dell’informatica: anche il calcio può goderne e Pallotta vuole mettere a sistema questa interazione.

Ma anche quando si parla di rapporti con i giornalisti, carta stampata e radio, il presidente della Roma sembra avere le idee chiare, anche se esterna una certa difficoltà nel capire e accettare i meccanismi tutti romani: “A Roma cerco di essere incredibilmente trasparente e aperto con i media ma è un posto molto molto molto difficile – continua  – . A Boston si tratta con due quotidiani e una stazione radio. A Roma ci sono sei giornali con diverse pagine sul calcio, ci sono nove stazioni radio che parlano di Roma 24 ore su 24, non leggo neanche più le traduzioni al mattino…Quindi abbiamo fatto due cose: abbiamo costruito dei nostri studi televisivi per Roma TV e creato una radio ufficiale. Cerchiamo così di dare noi le notizie, ma ci sono delle volte in cui non riesci a venirne a capo perché a Roma la pressione da parte della stampa è maggiore rispetto a qualsiasi altro posto che ho visto, e certamente non c’è nulla di simile negli Stati Uniti”.

Infine, eccoci arrivare al progetto stadio, altro motivo di polemica e preoccupazione: verrà presentato ad aprile? Quando partirà la conferenza dei servizi in Regione? Le elezioni amministrative di giugno esprimeranno un sindaco favorevole o contrario? Pallotta nell’intervento del 12 marzo non risponde a tutti questi interrogativi, anche perché molti fattori sono indipendenti dalla sua volontà, ma è chiaro sull’iter e sulle intenzioni: “Le arene negli Stati Uniti sono molto meglio degli stadi di calcio in Europa – spiega – . Nel caso della Roma, noi giochiamo nel vecchio stadio Olimpico che è stato costruito nel 1960, di conseguenza una delle cose che abbiamo deciso quando abbiamo comprato la società è di avere uno stadio nostro per competere a tutti i livelli e per avere in cassa una notevole quantità di dollari. Abbiamo ottenuto l’approvazione dal Comune nove mesi fa e abbiamo creato un dossier di oltre ottomila pagine con schemi e disegni in circa sei settimane, ora speriamo di ottenere l’approvazione in sei mesi per costruire lo stadio in 26 mesi. Il tutto è completamente finanziato da privati, non stiamo chiedendo soldi né a Roma né all’Italia“.

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