Il ruolo di dirigente dietro una scrivania a Trigoria può convivere con quello di rappresentante della Roma in giro per il mondo
Se "Francesco è la Roma", come a più riprese ha spiegato anche il direttore sportivo Monchi, allora vale il principio dei vasi comunicanti. Vale (anche) quello, come scrive Davide Stoppini su La Gazzetta dello Sport, che disse James Pallotta: "Totti potrebbe essere un ottimo ambasciatore del club in giro per il mondo".
A Totti non piaceva l'idea, ma poi passano le settimane e i mesi e ti accorgi che il ruolo può convivere con quello di dirigente dietro una scrivania a Trigoria. L’eco delle sue parole, delle sue foto, semplicemente delle sue giornate risuona forte. Da agosto a dicembre fanno cinque mesi in cui l’ex capitano è stato due volte ai sorteggi di Champions League, una a Dubai a ritirare il Globe Soccer Award, un’altra a Tbilisi per un match di beneficenza organizzato da Kaladze, un’altra ancora a Riyad invitato da un emiro che voleva festeggiare la qualificazione dell’Arabia Saudita ai Mondiali. Ambasciatore che non porta (più) pena.
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