Un derby di classe

di Redazione, @forzaroma

(Il Messaggero – U.Trani) – Vale tanto. Per tutti. Ma non per tutto. Perché purtroppo non conta per lo scudetto. Non un novità del derby della Capitale. Un limite, invece, del dna dei due club.

Che si sforzano di recitare da big nel campionato e che però si ritrovano sempre in mezzo al guado. Voglio ma non posso. Della Roma e della Lazio. Mai grandi insieme e a lungo. Affiancati anche nell’interrogativo: se potranno un giorno, come rarissime volte è successo nel recente passato e anche più indietro nel tempo, sfidarsi in un duello più vero. Per il titolo. La Roma rincorre dalla prima giornata. Troppo irregolare in questa stagione della rifondazione. I 7 punti che le separano sono tanti. Se vince Reja, Luis Enrique, a meno dieci, è fuori. Anche il pari per l’asturiano è poco o niente. Oggi pomeriggio all’Olimpico, però, le due squadre si presentano in modo simile. Inquiete. Solo una settimana fa la Lazio, per le dimissioni del suo tecnico, stava per cambiare guida. Il successo sulla Fiorentina dovrebbe aver allontanato per il momento Zola da Formello, anche perché la gente biancoceleste è unitissima al fianco di Reja. Ma l’allenatore non è più in sintonia con la società. (…)

La differenza ambientale è tutta qui, proprio nelle situazioni personali dei due tecnici: perché nella Roma i dirigenti, per primo Baldini che ha i poteri di un presidente, sono al fianco sempre e comunque di Luis Enrique. Che però non ha il consenso totale della piazza. L’altalena della Roma, nei risultati e nelle prestazioni, non diverte nessuno. Vale, dunque, moltissimo per loro due, gli allenatori. Che si giocheranno, su questo non ci sono dubbi, a viso aperto la partita. Senza stravolgere l’impronta che hanno dato alle loro squadre. Reja, per il derby che la Lazio non vince in trasferta dal ’98 con Eriksson in panchina, lamenta un lungo elenco di indisponibili e di conseguenza ha meno scelta del collega. Va fiero di essere così in alto in classifica, nonostante le assenze dell’ultimo periodo, e vuole restarci per dimostrare al club che la professionalità può a volte essere il valore aggiunto. In gioco c’è la conferma per la prossima stagione: perché se ora l’addio sembra scritto, il terzo posto potrebbe ribaltare la situazione attuale di precarietà. Del resto Reja spinge oltre ogni ostacolo il gruppo che si fida del suo tecnico. La fiducia è reciproca. Anche Luis Enrique la incassa dai suoi giocatori che dal canto loro continuano a seguirlo. L’intenzione dell’asturiano è di rispettare il contratto fino al 30 giugno 2013. Addirittura i dirigenti giallorossi sarebbero pronti a concedergli altri due anni. (…)

Lotito è più dentro al club di DiBenedetto che però riappare proprio per esserci anche lui. Almeno di domenica. Totti e Klose sono i simboli di questo derby. Il capitano della Roma è stato decisivo in passato, il tedesco al fotofinish ha firmato l’ultimo. Il primo, assente all’andata, punta a prendersi la rivincità del ko di ottobre, l’altro a concedere il bis. Ma oltre l’Italia e l’Europa, c’è sempre il Sudamerica che ormai da anni si prende tanto se non il meglio della sfida. Non mancherà qualche debuttante, a cominciare dal nuovo azzurro Borini. Per trovare protagonisti romani, bisogna invece guardare solo da una parte e De Rossi è l’elemento più rappresentativo, pur venendo da una settimana che suo malgrado non avrebbe mai voluto vivere. Anche i calciatori andranno in campo pensando al domani. Pure loro devono dimostrare di meritare il posto. E l’esame del derby è il più complicato: non basta la tecnica per passarlo, perché la personalità spesso ha la meglio sulla qualità. Il pubblico è, come sempre, da grande appuntamento: 60.000 spettatori. In palio c’è il primato cittadino, anche quello degli sfottò. Restano pochissimi i tagliandi invenduti. Tantissimi i bambini con l’apertura alle scuole calcio voluta dai due club. Perché è a loro che bisogna dedicare lo spettacolo. Se ci sarà.

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