Ultimatum a Rudi

Il tecnico dopo la partita ha avuto un colloquio con i dirigenti (Sabatini in testa) e i dirigenti (Zanzi e Baldissoni): se la Roma non vince contro il Genoa si inizierà a parlare di esonero

di Redazione, @forzaroma

Rudi Garcia si guarda bene dal dimettersi; la società non pensa ad esonerarlo; ritiro zero (per ora, domani chissà), tutti a casa o chissà dove. Ricominciamo dai continui slogan a cui si aggrappa l’allenatore sempre più pugile suonato (e, ricordiamolo, mai unico responsabile di ciò che si sta vedendo), dai giocatori esausti e demotivati, tanti di loro privi di personalità. «Ora dobbiamo battere il Genoa»; «Vorrei rivedere una squadra di lupi», ecco da cosa riparte Garcia. Dai soliti accordi. Come riportato nell’edizione odierna de “Il Messaggero”, il tecnico dopo la partita ha avuto un colloquio con i dirigenti (Sabatini in testa) e i dirigenti (Zanzi e Baldissoni). Una sorta di ultimatum per Rudi. Contro il Genoa non si potrà/dovrà vedere una Roma così deprimente, altrimenti i ragionamenti saranno altri. «Se necessario, sarò qui fino alla morte», altro slogan di Rudi, depotenziato dalla scorsa estate e oggi ne paga le conseguenze. «Siamo nel torto perché non siamo stati in grado di segnare un gol nei tempi regolamentari. Non dovevamo andare ai rigori, dovevamo vincere prima. Sono tre gare che non prendiamo gol in difesa ma abbiamo perso equilibrio in quanto alla capacità segnare. Ciò che mi dispiace e che mi fa rabbia è il fatto che abbiamo perso fiducia. Spero che questa possa essere una lezione per i giocatori. Se la squadra gioca senza prendere rischi, senza saltare l’uomo o la responsabilità di tirare in porta allora non si può vincere. E noi abbiamo bisogno di vincere per uscire da questa tempesta in cui ci siamo messi da soli. Bisogna rialzare la testa, rimanere in piedi e vincere domenica. Mettere tutta la benzina che ci rimane, anche se sembra è poca. Carattere, orgoglio e coraggio è quello di cui abbiamo bisogno dopo questa eliminazione».  Non è che i calciatori riescono a calarsi solo nelle grandi sfide (e nemmeno tutte)? Forse siamo all’alto tradimento. «Sono sicuro che i miei giocatori non scelgono le partite, forse non hanno compreso la difficoltà della gara. Dobbiamo guardarci allo specchio, io lo faccio per primo. Senza fiducia non si va da nessuna parte. Dobbiamo finire bene l’anno e c’è solo un modo, vincere domenica». Pallotta, via Twitter, si coccola solo la gente: «A nome mio e della società chiedo scusa ai tifosi per la partita di oggi. Le mie congratulazioni allo Spezia».

(A. Angeloni)

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