Emergono criticità nel dossier dello Stadio della Roma. Disgelo tra comune e Regione: "Polemiche non servono a nessuno"

Due giorni fa il passaggio del fascicolo sul progetto dello Stadio della Roma è arrivato finalmente in Regione. Ma il dossier "e' carente nella documentazione", manca il parere di conformità. E da qui nasce il botta e risposta tra Comune e Regione, ma tutto viene rimandato alla Conferenza dei servizi, alla quale tutti sperano d'arrivare. La convocazione di quest'ultima infatti farebbe scattare i 180 giorni al termine dei quali la Regione boccerebbe o approverebbe definitivamente il progetto redatto da Pallotta e Parnasi. Secondo quanto riportato dall'edizione odierna de "Il Messaggero" però, alcuni Dipartimenti del comune di Roma avrebbero individuato proprio nel dossier della Roma delle criticità, a partire dall'ubicazione dell'infrastruttura che si troverebbe in un'area dichiarata dall'Autorità di bacino a rischio idrogeologico. Inoltre negli ultimi elaborati consegnati al Comune, sarebbe emersa la necessità di abbattere centinaia di alberi. Critico è anche il piano dei trasporti e della viabilità: in particolare i tecnici del Campidoglio avrebbero reso noto che la quantità di parcheggi previsti dal progetto sono insufficienti. Se ne continuerà a discutere e nel frattempo sono stati registrati i primi segni di disgelo tra la giunta comunale e quella regionale, infatti nella giornata di ieri il vicesindaco Frongia ha ricevuto il vicepresidente regionale Smeriglio e al termine dell'incontro si è arrivati alla conclusione che: "Le polemiche non servono a nessuno", e gli assessori all'Urbanistica delle due amministrazioni si incontreranno per: «stabilire insieme un percorso che possa affrontare il tema dello stadio in base alla delibera di pubblica utilità votata dal Consiglio comunale e alla verifica delle prescrizioni presenti nella stessa delibera». Nella giornata di ieri non è mancata nemmeno una nota dell'associazione ambientalistica Italia Nostra che ha continuato a protestare ed a: «Criticare duramente la scelta dell'area di Tor di Valle», protestando per «la mancanza di trasparenza da parte del Comune su tutte le documentazioni non rese pubbliche alla città».

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(L. De Cicco)

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