Troppe lacune nelle carte presentate da Pallotta e Parnasi lo scorso 15 giugno al Comune, finite ora alla Regione
Un ostacolo dopo l'altro sul cammino del progetto dello Stadio della Roma. Il Messaggero evidenzia anche oggi come da parte delle Istituzioni ci siano troppi dubbi sulle criticità. «Il progetto Tor di Valle? Non è una priorità, prima pensiamo a far funzionare le corse di bus e metro». A parlare è l’assessore alla Mobilità, Stefano Esposito. La sua è una replica al collega di giunta, con delega all’Urbanistica, Giovanni Caudo, che ieri alla Casa della Città ha inaugurato una serie di incontri sul progetto del nuovo stadio della Roma e ha parlato del piano trasporti per l’impianto sportivo e per il mega-complesso di uffici, negozi e alberghi che dovrebbe nascerci accanto.
Caudo ieri ha ammesso che la procedura del progetto «non è attiva», non tanto perché la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta sul progetto di Pallotta e del costruttore Parnasi, quanto perché nelle carte presentate dai privati lo scorso 15 giugno al Comune, finite ora alla Regione, ci sono troppe lacune.
Ma la conferenza, sempre secondo la legge, può partire solo in presenza di «progetti definitivi». Che a oggi non ci sono. Scrive infatti la Regione: «La documentazione non è sufficiente per l’avvio del provvedimento». Motivo per cui «il soggetto proponente è invitato a completare il progetto definitivo di tutti gli interventi previsti, così come modificati dalla Conferenza preliminare del 4 settembre 2014». La lettera è stata protocollata dalla Eurnova lo scorso 2 settembre. Ma ad oggi il progetto è ancora incompleto.
«Le integrazioni dovevano essere ultimate il primo settembre - ha detto ieri Caudo - evidentemente dalla Regione si stanno prendendo qualche giorno in più».
Per quanto riguarda il piano trasporti, Atac ha già bocciato l’ipotesi «prioritaria» per servire l’area, la biforcazione della Metro B fino a Tor di Valle che rallenterebbe le corse del 40%, causando danni «a 200-300mila utenti». In pratica, anziché migliorare il servizio della linea, lo affosserebbe.
Nel frattempo bisogna fare i conti anche con il fascicolo aperto dalla procura sul rischio idrogeologico che grava sull’area dove i privati vorrebbero edificare lo stadio e i tre grattacieli con negozi e uffici, che rappresentano l’86% delle cubature (l’impianto sportivo appena il 14%). Il rischio esondazione ieri è stato riconosciuto anche dall’assessore Caudo. «Il Comune ha inserito la messa in sicurezza tra le opere finalizzate alla pubblica utilità: quindi se non si realizza, il progetto non può andare avanti».
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