Stadio, perse opere pubbliche per 130 milioni di euro. Scontro con la Regione

Roma-Lido, solo 2 treni dei 15 previsti. Cancellati 4 pontili sul Tevere. La giunta Zingaretti: “Opere ignote, vigileremo e servirà un altro esame”

di Redazione, @forzaroma

Il M5S grida all’operazione compiuta, l’opposizione attacca, la Regione porta tutti con i piedi per terra. Il giorno dopo l’intesa sullo stadio, che azzera i grattacieli e dimezza le cubature, come scrivono Simone Canettieri e Lorenzo De Cicco su Il Messaggero, i fronti aperti sono molti.

Dal progetto, dopo l’accordo di venerdì notte, è stato depennato il prolungamento della metro B (la biforcazione della linea era già stata bocciata dall’Agenzia della mobilità comunale).  I privati, tre anni fa, si erano impegnati ad acquistare 15 nuovi treni per potenziare la tratta, ma alla fine i treni che verranno acquistati saranno soltanto 2. Considerando che ogni convoglio costa in media 9 milioni di euro, il risparmio per i proponenti è di 117 milioni. Dal progetto spariscono anche alcuni interventi per l’accessibilità del Tevere nell’area dello stadio: resta la riqualificazione delle banchine, ma vengono cancellati i quattro pontili nuovi di zecca che avrebbero dovuto essere realizzati al costo di 2,5 milioni l’uno (risparmio complessivo: 10 milioni di euro). Sembra destinato a saltare anche uno dei due ponti carrabili previsti nella zona: o il nuovo ponte interamente a carico dei privati oppure il ponte dei Congressi (finanziato con fondi pubblici), anche se dovrebbe restare l’investimento di circa 70 milioni da parte dei proponenti. Altri interventi sulla viabilità verranno «rimodulati», dalla riqualificazione della via Ostiense-via del Mare all’allargamento della stazione ferroviaria.

Si apre un fronte con la Regione dove è incardinata la conferenza dei servizi, la cui chiusura fissata per il 3 marzo è destinata a slittare grazie a una maxi-proroga. L’assessore all’Urbanistica Michele Civita: «Non si conoscono ad oggi le opere e le infrastrutture che l’accordo reputa indispensabili per garantire la mobilità, il miglioramento dell’ambiente e della qualità urbana. Su tutto ciò, in modo costruttivo e in coerenza con l’attività fin qui svolta, eserciteremo il ruolo e la funzione di competenza». «Se il progetto cambia – continua Civita – bisognerà richiedere una nuova valutazione». Valutazione che secondo alcune interpretazioni potrebbe addirittura essere una nuova Conferenza dei servizi. Con un ovvio slittamento dei tempi.
Secondo l’urbanista Raimondo Grassi «l’accordo potrebbe rivelarsi una trappola per 400mila romani che abitano o lavorano in quel quadrante».

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