Stadio, così cambia il progetto: 18 palazzine da 7 piani

Nel piano quasi 600 mila metri cubi destinati in gran parte a negozi e uffici. Il club: “Senza ostacoli, lavori chiusi nel 2020”. Ma resta il nodo del vincolo

di Redazione, @forzaroma

Lì dove il Piano regolatore generale programmava la nascita di un parco a tema sulle sponde del Tevere, un polmone verde tra i monumenti razionalisti dell’Eur e la periferia del Torrino, come scrive Lorenzo De Cicco su Il Messaggero, si alzeranno 18 palazzine alte fino a 7 piani, accanto a uno stadio più piccolo dell’Olimpico, i cui posti verranno ulteriormente ridotti, passando da 60mila a 55mila. Il progetto Tor di Valle rivisto e corretto dalla giunta Cinquestelle dopo la lunga trattativa con la Roma, conserva 598mila metri cubi, in gran parte (oltre 400mila) per opere che con lo sport non hanno nulla a che spartire: negozi, uffici e ristoranti, il vero core business dell’operazione immobiliare.

Ci sono altri ostacoli da superare. Il calendario che tratteggiano in Comune ruota attorno a queste scadenze: entro marzo l’amministrazione conta di ottenere dai proponenti un prospetto di tutte le modifiche apportate. In base a questo documento, entro aprile dovrebbe approdare sui banchi dell’Assemblea capitolina un provvedimento per «revisionare» l’atto con cui, nel dicembre 2014, l’ex sindaco Marino fece votare l’«interesse pubblico» dell’operazione stadio.
Non si tratterebbe di una revoca del vecchio provvedimento, spiegano fonti M5S, ma di una delibera «modificativa», che cambierebbe il progetto così come pattuito nel vertice di venerdì notte a Palazzo Senatorio. Cioè con il 48% in meno di cubature (-59% per quanto riguarda il Business park). Da questo passaggio si capirà se tutto il Movimento, che in Aula Giulio Cesare conta 29 consiglieri, voterà compatto o se si registrerà una spaccatura nella maggioranza, con la fronda del «No alla speculazione» che voterà in dissenso rispetto alle indicazioni della giunta di Virginia Raggi. L’Assemblea capitolina si dovrebbe esprimere una seconda volta per approvare la variante urbanistica. Ma prima dovrebbe arrivare il via libera della Conferenza dei servizi, convocata dalla Regione Lazio.

Secondo il diggì della Roma Mauro Baldissoni, in assenza di ostacoli amministrativi, i lavori potrebbero partire entro fine anno e l’impianto potrebbe essere pronto «in meno di tre anni, forse già per la stagione 2019-2020». Ma bisogna capire come finirà il braccio di ferro tra Regione e Comune: secondo la Pisana, dato che il nuovo progetto prevede una compressione delle opere pubbliche, tutto l’iter dovrebbe ricominciare da capo.

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