Roma vittima di se stessa

I giallorossi, in campo e in panchina, sbagliano tutto il Milan ringrazia e si porta a casa tre punti pesantissimi

di Redazione, @forzaroma

La caduta è rumorosa: la Roma in questo weekend, perdendo ancora all’Olimpico, lascia il 3° posto e retrocede al 5°, sorpassata dalla Lazio che ha 2 punti in più e dall’Inter che è avanti di 1, scrive Ugo Trani su Il Messaggero.

Di Francesco, responsabile come i suoi giocatori della nuova frenata (2° ko di fila, dopo quello di mercoledì a Kharkiv e 9° stagionale in 34 match), deve prendere atto della flessione che è fisica prima che mentale.

Esce di scena la Roma. E, dopo 4 partite, il 4-2-3-1. Ecco di nuovo il 4-3-3 che resta l’assetto preferito di Di Francesco. Ancora di più nella sera in cui Dzeko non parte titolare (è successo, in 34 partite, solo 3 volte e comunque è sempre entrato).

Di Francesco limita, come previsto, la rotazione dopo il match di Kharkiv. La rosa, del resto, non gli permette di esagerare. Entrano Peres per Florenzi, Pellegrini per De Rossi e Schick per Dzeko. Strootman torna a fare il play, come Biglia davanti alla difesa rossonera. Gattuso può, invece, sfruttare la freschezza dei 7 innesti: solo Romagnoli, Rodriguez, Kessie e Cutrone sono scesi in campo pure giovedì contro il Ludogorets. Lì vince la partita.

Il Milan si prende il match nella ripresa che è nuovamente fatale alla Roma. Fisicamente i rossoneri stanno meglio e lo dimostrano. Fanno subito centro con Cutrone (14° gol stagionale), su pennellata da destra di Suso e dormita di Manolas davanti ad Alisson. Che tiene in partita i compagni, respingendo le conclusioni di Kessie e Kalinic. Si arrenderà, però, prima della mezz’ora sull’incursione di Calabria, lanciato da Kalinic e tenuto in gioco da Peres. I giallorossi attaccano inutilmente e sotto ritmo, non riuscendo a creare pericoli a Donnarumma e finendo quindi nella rete sistemata da Gattuso.

Solo nel recupero la Sud prende le distanze dalla Roma che perde il 6° match in casa (5° in campionato). Fischi per la prestazione senza anima.

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