Roma, sette di rivincita

Roma, sette di rivincita

I giallorossi venerdì tornano a Firenze dopo il 7-1 di gennaio: diversi gli uomini e le ambizioni, quella lezione va esorcizzato

di Redazione, @forzaroma

Faceva freddo, pioveva. Poi è venuta giù la neve, tanta. Buio pesto quel pomeriggio, ultima volta dei giallorossi a Firenze, scrive Alessandro Angeloni su Il Messaggero.

Sette gol presi da una Roma che stava morendo, e che da lì a poco, infatti, è morta. Eusebio Di Francesco aveva perso il controllo della situazione, Monchi stava pian piano mollando per volere di Jim Pallotta, che ormai già guardava oltre. Da quel giorno stava cominciando a rinascere una nuova Roma, l’ennesima. Quella di oggi.

Pastore non era quello ammirato per uno scorcio di questa stagione, Dzeko se ne stava in panchina, almeno all’inizio, e forse sarebbe stato meglio se lì fosse rimasto per tutti i novanta minuti, vista l’espulsione (al minuto 72) che gli è costata due turni di squalifica in questa Coppa Italia. C’era gente che a Roma abbiamo quasi dimenticato, come Nzonzi, Olsen e Schick, che scarsi non erano ma – in quel contesto – lo sembravano, eccome. C’era Manolas, dimenticato per i meriti acquisiti sul campo da parte di Smalling e Mancini.

C’erano Zaniolo e Pellegrini, non certo quelli che stiamo ammirando oggi. E’ passato quasi un anno da quel giorno in cui la Fiorentina di Veretout (sì, proprio lui, c’era e s’è fatto sentire) schiantò la Roma, sembrano secoli.

I giallorossi tornano al Franchi e qualcuno spieghi a chi non c’era cosa sia realmente accaduto quel giorno dell’epocale ammutinamento. La Roma si presenta sul luogo del delitto con ben altra struttura tecnica e dirigenziale. Da Di Francesco siamo passati a Fonseca. Veretout gioca nella Roma. Dzeko c’è e se quel giorno già pensava all’addio, oggi è con i piedi ben piantati sul territorio, sempre a caccia dei gol, che ne fa ma potrebbe farne di più. Zaniolo è il gioiello, non più il giovanotto di belle speranze. Lui che proprio al Franchi ha timbrato la sua prima da titolare in campionato, pochi mesi prima di quel gennaio funesto: quello stadio per Nicolò ha due facce, non solo quella negativa. Ci sarà Mancini, che a Firenze rimpiangono, perché in viola è nato e la Viola se l’è lasciato scappare.

Venerdì non sarà Coppa, ma campionato e la Roma è lì, quarta, con lo sguardo rivolto in avanti, la Fiorentina si deve guardare le spalle. Serve almeno un pari per chiudere l’anno da quarta. Un campo non facile per la Roma, mai.

 

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