Roma, c’è un divieto di svolta in panchina

Roma, c’è un divieto di svolta in panchina

Di Francesco resta l’allenatore della Roma, ma sa di avere le partite contate

di Redazione, @forzaroma

Il tempo, dentro il centro sportivo Fulvio Bernardini, è come se si fosse fermato, scrive Ugo Trani su Il Messaggero. Oggi come ieri, la situazione è quella di 2 mesi e mezzo fa, dopo il ko di Bologna: la squadra di nuovo in ritiro punitivo a Trigoria, il metodo più antico per addossare ogni colpa ai giocatori. Ma, come lo scorso 23 settembre, la proprietà Usa non scagiona l’allenatore. Che rischia sul serio e più di prima. Di facciata, dunque, la fiducia, confermata ovviamente per interposta persona. Monchi lo sostiene, tenendolo in piedi. Al massimo altri 7 giorni, fino alla partita della verità domenica sera all’Olimpico, contro il Genoa: dentro o fuori, come lo sono già state le altre gare casalinghe. Quelle contro il Frosinone e l’Inter. E, in mezzo, pure il derby.

Pallotta ha scaricato Eusebio dopo la sconfitta al Dall’Ara. E, la sera del 27 novembre, non è bastata al presidente la qualificazione agli ottavi di Champions che ha portato, dentro il forziere giallorosso, altri 65 milioni dopo i 100 abbondanti della passata edizione. Il rendimento scadente in campionato ha provocato il suo disgusto che è montato negli ultimi 78 giorni

Pallotta non ha ancora scelto l’erede. Baldini gli ha messo sul piatto d’argento Paulo Sousa. E, come alternativa, Blanc. Proposto Montella che però non farebbe mai questo sgarbo all’amico. Prima vorrebbe parlarci. Monchi frena su qualsiasi candidatura e prepara l’addio anticipato in caso di esonero dell’attuale tecnico.

C’è chi sostiene che la proprietà, a questo punto, preferisca prendere di petto il problema solo nel 2019, cioè a gennaio, in coincidenza con l’inizio del nuovo anno e con lo stop del campionato. Il nuovo tecnico arriverebbe durante la pausa e comincerebbe in panchina il girone di ritorno (come accadde a Spalletti quando subentrò a Garcia nel gennaio 2016), magari dopo il rodaggio contro l’Entella nell’ottavo di Coppa Italia. E’ un’ipotesi che nessuno smentisce.

I giocatori, ai quali già a Cagliari si è dedicato pure Totti, hanno preso atto del nuovo ritiro ad oltranza. Di Francesco ha usato parole pesanti e mirate per responsabilizzare il gruppo. Proprio come ha fatto Monchi, poi rimasto a dormire al Bernardini. Pure lui è deluso dal comportamento dei calciatori, presuntuosi e distratti in campo. Spesso anche fuori.

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  1. cpg35600 - 1 anno fa

    I calciatori sono come i bambini in una famiglia ove i litigi tra genitori sono frequenti. Sentono particolarmente l’ambiente (che non è il posto di lavoro, ma di vita sociale) che, se teso, incide particolarmente sulla loro preparazione, sulla tranquillità e sicurezza (della quale hanno estremo bisogno) e questi elementi fondamentali costituenti del “gruppo” vengono a limitare quella coesione assolutamente necessaria per essere “squadra”. Questo è il problema della Roma, scientificamente parlando. Il resto, sono chiacchere!

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