Non basta il gol di Cristante, Brown firma il pari del Fenerbahce. Ma l'esordio in Champions è positivo: la squadra mostra carattere e calcio intenso
Piazza Sultanahmet, il cuore giallorosso di Istanbul: ecco il meeting point dei tifosi della Roma
Non sembravano passati sette anni, e se la Roma è questa può togliersi belle soddisfazioni. Bella e imperfetta e come dice Gasp, a volte vulnerabile. Esame comunque supe rato anche se la vittoria in casa del Fenerbahace non è arrivata. I giallorossi tornano a casa con un punto (1-1), che è solo l'inizio di un cammino. Un punto pieno di significati, di conferme e di questioni che, se si vuole crescere, andranno risolte in sede di mercato. Di sicuro, alla banda (del terzo posto) di Gasp non sono mancati il coraggio, le idee e il gioco. Le gambe non hanno tremato, scrive Alessandro Angeloni su Il Messaggero, i debuttanti hanno superato l'empasse come se niente fosse, come se non fosse il primo giorno di scuola e in questo senso meritano un applauso -in ogni caso - ai vari novizi Mancini, Wesley, Pisilli e Koné. La Roma conferma di avere un calcio giusto per il palcoscenico della Champions e che può fare bella figura e questo è merito di un allenatore come Gasp, che su questi lidi ha sperimentato, con successo, proprio quel calcio, diciamo così, europeo. Cè da migliorare, affinarsi, arriveranno le sconfitte, come sarà normale. Ma la base c'è. La squadra di Gasp, a parte questo aspetto, ha dimostrato piglio davanti a un avversario tosto, ma frastornato, che gioca in uno stadio rumoroso. La Roma ha mantenuto di più la palla (58% contro 42)) e questo, appunto, è il dato che segna il carattere.
© RIPRODUZIONE RISERVATA