Nelle carte i soldi di Parnasi ad altri politici. E spuntano i dirigenti del Mibact

Oltre 100 pagine di omissis sui versamenti del costruttore. Il ruolo di Andrea De Priamo (Fdi). Il giro di consulenze offerte a Lanzalone: “Voleva distruggere mail compromettenti”

di Redazione, @forzaroma

Oltre cento pagine di omissis sugli altri soldi che Luca Parnasi, manager rampante “con una mentalità anni Ottanta”, ha pagato a politici e dirigenti, come riportano Michela Allegri e Valentina Errante su Il Messaggero, arrivando anche ai dirigenti del Mibact, per spianare la strada ai tanti progetti che aveva in cantiere.

Le carte dell’inchiesta sullo stadio di Tor di Valle, che hanno portato in carcere l’imprenditore e ai domiciliari il presidente di Acea, Luca Lanzalone, uomo dei Cinquestelle che dominava in Campidoglio e che, emerge dall’inchiesta, avrebbe fatto sparire dal suo computer mail potenzialmente compromettenti, sono in gran parte “coperte”.

I carabinieri del Nucleo investigativo, coordinati dal pm Barbara Zuin, stanno lavorando per trovare i riscontri alle intercettazioni dove gli indagati parlano delle mazzette pagate in forma di consulenze o favori, dei finanziamenti alla politica e dei rapporti con deputati o amministratori locali.

Lega in testa, Luca Parnasi pagava tutti. Da Paolo Ferrara, capogruppo Cinquestelle finito indagato, a Marcello De Vito, fino a Renata Polverini. Ce ne sono altri sui quali i pm stanno lavorando. Ma intanto, dalle intercettazioni emerge che il rapporto con la politica di Parnasi andava oltre i dati già emersi dall’inchiesta. In una telefonata di febbraio, quando dice ai suoi come fatturare i soldi in uscita – dai 25mila euro dati ad Adriano Palozzi, ai 10mila a Renata Polverini – aggiunge: “Domani ho un altro meeting coi Cinquestelle”. La procura ha scelto di coprire la parte successiva della conversazione con un omissis. Tra i politici che spuntano nelle carte, c’è anche Andrea Di Priamo, vicepresidente dell’Assemblea capitolina di Fratelli d’Italia. È lui che è riuscito ad avvicinare Andrea Carini, il dirigente della Regione Lazio rappresentante unico in seno alla “Conferenza dei Servizi Stadio della Roma”.

Parnasi arriva anche ai dirigenti del Mibact e persino ai funzionari di palazzo Chigi. Il costruttore e i suoi puntano anche a realizzare gli obiettivi imprenditoriali contando sulla necessità di consenso elettorale dei Cinquestelle. In una conversazione intercettata, Parnasi spiega a un collaboratore come vuole rientrare dai debiti contratti per la realizzazione dello stadio con la creazione di un fondo. “Una volta che tu hai le carte in mano, tutto preciso eccetera, io ho il modo, ci andiamo insieme a parlare con Lanzalone… facciamo dare il mandato da Ideafimit a Lanzalone, così ci risolve il problema… facciamo uscire gli articoli che i Cinquestelle stanno bloccando tutti i beni di Roma, Di Maio che deve prendere voti si comincia a preoccupare, non so semi spiego”.

Durante l’inchiesta gli inquirenti si sono scontrati con un muro di omertà: da parte dei collaboratori di Parnasi, ma anche dei partiti che hanno ricevuto i soldi da lui. E’ in un passaggio con cui il gip giustifica le esigenze cautelari a suo carico: Parnasi deve stare in carcere, perché potrebbe inquinare le prove.

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