Alla Roma è mancato il baby nigeriano, due reti nelle due partite giocate con Dzeko espulso o squalificato
È un periodo strano in Casa Roma, non v’è dubbio. Il click invocato dal cacciato Rudi Garcia non si è ascoltato neppure contro l’ultima della classe con il neo assunto Luciano Spalletti in panchina. Tutto previsto, in un certo senso, visto che la bacchetta magica non ce l’ha nessuno. Ma arrivare addirittura a rimpiangere Sadiq, il bambinone arrivato dal nulla, e a maledire Dzeko, il centravanti inseguito per una vita e accolto come un re, va al di là di ogni immaginazione. La verità, però, è questa: alla Roma è mancato il baby nigeriano, due reti nelle due partite giocate con Dzeko espulso o squalificato.
Come riportato nell'edizione odierna de "Il Messaggero", ci sono tante cose che non quadrano. Il capitano della Bosnia, ad esempio, appare completamente fuori condizione: lento, lentissimo, quasi piantato per terra. Scatto felino? Macchè: movenze pachidermiche. Tre gol in campionato, due dal dischetto. Condizione precaria, si diceva, ma non solo. Dzeko, ad esempio, sembra esser crollato sotto l’aspetto psicologico, mettendo in mostra la forza mentale di un bambino dell’asilo. Impensabile per chi l’ha visto guidare con orgoglio e personalità la sua rabbiosa Nazionale. Ecco perché quello che va in campo con la maglia della Roma e il nome Dzeko sulle spalle, in realtà, non è Dzeko. Questo, più di ogni altro, lo spera Spalletti, «se avessi dovuto scegliere un centravanti avrei preso Edin», un uomo amante del paradosso.
(M. Ferretti)
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