L’elogio a Gyomber, il primo monito al gruppo

Mai come stavolta, Spalletti va ascoltato. E quando dice che è tornato a Roma per completare un lavoro, va assecondato.

di Redazione, @forzaroma

La normalità di Spalletti non è fatta soltanto dalle 7 vittorie consecutive, dal ritorno al terzo posto con vista sul secondo o dalla ritrovata competitività. Come evidenzia Stefano Carina su Il Messaggero, si tratta della stessa normalità che Lucio invocava nella sua prima esperienza romana e che mai come ora è necessaria a Trigoria. Perché negli ultimi anni troppo spesso ci si è assuefatti a festeggiare il nulla.

Per questo motivo lo scalpore che ha creato il discorso di Lucio l’altra sera è forse la spia del risveglio dal lungo torpore. Perché riascoltandolo a freddo, Spalletti non ha detto nulla di trascendentale. Più o meno erano gli stessi concetti espressi dopo Juve-Roma quando c’era la corsa in tv a fargli i complimenti per aver perso soltanto 1-0.

Il primo segnale lanciato per ripristinare la normalità perduta è arrivato dopo la vittoria col Sassuolo. In quella gara Spalletti fu costretto a utilizzare Gyomber. Non giocò bene ma lo spirito di sacrificio mostrato dal ragazzo, la volontà di non arrendersi, di dare tutto quello che aveva, evocando con la fasciatura in testa un calcio che non esiste più, lo trasformarono – nonostante i palesi limiti tecnici – nel migliore in campo agli occhi di Lucio.

Uno dei piccoli passi che si trasformano in balzi nella testa della squadra. Mai come stavolta, Spalletti va ascoltato. E quando dice che è tornato a Roma per completare un lavoro, va assecondato. 

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