L’ecomostro è un detonatore della faida tra le correnti M5S

La base rosso-verde non ne vuole sentire parlare, Grillo e Casaleggio sono per il sì al «progetto» rivisto, Luigi Di Maio ha già indossato la maglia dello stadista

di Redazione, @forzaroma

Il sì alle Olimpiadi a Roma da parte del M5S sarebbe stato clamoroso e, come si sa, non avvenne. Ora il Movimento dei grillini balla sul sì, no, forse alla «colata di cemento di Tor di Valle». Ed è proprio intorno allo stadio della Roma e soprattutto ai grattacieli che lo dovrebbero sovrastare, come scrive Simone Canettieri su Il Messaggero,  che stanno affiorando le diverse correnti del M5S.

La base rosso-verde (di cui l’ex assessore Paolo Berdini era il vessillo, ormai ammainato) non ne vuole sentire parlare ed è pronta alla prima clamorosa contestazione di «Virginia», Grillo e Casaleggio sono per il sì al «progetto» rivisto un tot, e quindi di rimando Luigi Di Maio, in attesa di diventare statista, ha già indossato la maglia dello stadista. Poi ci sono i 29 consiglieri comunali che si sono divisi.

Per non farsi mancare niente il M5S è spaccato anche all’interno del placido gruppo regionale, fin qui confinato dalle cronache a una serena opposizione a Nicola Zingaretti. Al centro di questa Guernica grillina c’è Raggi con la sua giunta. Alle prese con la responsabilità di governo e con i possibili contraccolpi del verdetto.

Può un progetto urbanistico far da detonatore a un intero Movimento? Sì, perché al netto della partita in gioco (1,5 miliardi), del messaggio (seppur è un espediente, c’è il calcio, la Roma, in mezzo) questa sarà la prima vera scelta di peso del M5S da quando è nelle istituzioni. Un caos tale che necessita l’intervento di Grillo: domani vedrà i dissidenti-critici-ortodossi del no. Scenderà in campo l’allenatore-giocatore del M5S. Che rischia di perdere la partita più difficile: quella della coerenza.

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