Nato in Madagascar, il talento della Roma guida l’Italia Under 17 agli Europei in Inghilterra: "Come nei sogni"

Josè e Freddi sono due fratelli nati in Madagascar, a Befelatanana e Andohatapenaka, sobborghi di Antananarivo. Dall'11 settembre 2004, e, come riporta Alessandro Angeloni su Il Messaggero, Lorenzo e Nadia sono i loro genitori adottivi.

Uno ha preso la strada (già è ad alto livello) dell'atletica con le Fiamme Gialle, l'altro quella del pallone, da nove anni gioca nella Roma ed è diventato un punto fermo pure della Nazionale Under 17 del duo Nunziata-Corradi, che domani sarà impegnata nei quarti di finale con la Svezia (ore 15, diretta streaming sul canale youtube dell'Uefa) nell'Europeo di categoria, a Rotherham nel cuore dell'Inghilterra.

Freddi Greco

I due ragazzi sono italiani, romani per la precisione. Sono venuti via dal loro paese quando Freddi aveva 3 anni e Josè 5. Sono legatissimi, gemelli. «Mi piacerebbe tornare nel mio paese insieme con mio fratello. Per provare a ricordare un po'», racconta Freddi, che di cognome fa Greco. Jean Freddi Pascal Greco, che condivide la maglia azzurra insieme con altri romani amici, come Nicolò Armini, difensore Under 17 della Lazio, Alessio Riccardi e Francesco Semeraro, due Primavera della Roma, mentre Greco è nella squadra più giovane, guidata da Francesco Baldini. Freddi è un esterno sinistro, nasce terzino, ora fa l'ala e la mezz'ala, nella Roma ha fatto anche il centrale di centrocampo."Io mi adatto, ma preferisco stare più avanti", racconta il piccolo Greco, che nella fase a gironi ha segnato contro la Svizzera e ha cambiato il verso della sfida decisiva con Israele entrando dalla panchina (era infortunato). "Di Florenzi ho forse la duttilità tattica, ma io sono di piede sinistro, lui è destro".

Greco non ha grandi modelli in testa, ma da quando segue il calcio si è appassionato alle giocate di Alaba, o per restare in Italia, di Alex Sandro. La Svezia è un nome che evoca brutti ricordi. "Ma non siamo noi a dover inseguire vendette. Vogliamo portare avanti il nome che abbiamo sulla maglia".

Ha la maglia numero 16, motivo? "È la prima che mi hanno dato. Rappresenta De Rossi, me la tengo stretta". De Rossi, la Roma, un percorso cominciato 9 anni fa: da Acilia a Trigoria. "Se sono qui devo molto a Bruno Conti e ai miei genitori: mi seguono molto, hanno fatto sacrifici per me, per noi. E io per loro? Spero un giorno di ripagarli, di potergli regalare un figlio in serie A. Con la Roma? Sono un tifoso giallorosso, mi piacerebbe immaginarmi sempre con quella maglia". Per ora si gode l'azzurro."È un'emozione indescrivibile che mi sono guadagnato con tanti sacrifici. Rappresentare l'Italia è un onore e spero di farlo per tanto tempo".

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