Gasp ha guardato indietro per essere sempre avanti

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La mentalità offensiva non ha età. Non si torna indietro con l'avanzare degli anni; non si diventa (necessariamente) più conservativi. E' il caso di Gian Piero Gasperini da Grugliasco, nato il 26 gennaio del 1968, quindi il più anziano della Serie A, davanti a personaggi niente male come Maurizio Sarri e Luciano Spalletti, due classe '59. Il più anziano, sì, ma non si direbbe, se guardiamo le sue squadre. Gasp, da allenatore, ragionava e continua a farlo come un giovincello, come un De Zerbi di turno, come un Fabregas o un Farioli dell'ultima ora, scrive Alessandro Angeloni su Il Messaggero. I giovani arrembanti e visionari di ultima generazione sono la maggioranza e tra loro c'è un intruso: Gian Piero. Che rispetto ai suoi coetanei, e ci mettiamo anche Max Allegri, che fa parte della vecchia generazione, riesce a essere sempre moderno nella proposta di calcio. Gasp ha guardato indietro per essere sempre avanti, ha studiato l'Ajax di van Gaal (anni '90) e quella difesa a tre che sapeva costruire, aggredire, fare gol. Il calcio sta diventando un posto per giovani, è sufficiente dare uno sguardo al nostro campionato sì, ma non solo: la fanno da padrone i vari Chivu, Amorim, appunto Fabregas, Gattuso, poi, andando avanti, il Cagliari di Pisacane, il Toro di Abbate, il Sassuolo di Aquilani e il Genoa di De Rossi. E ci fermiamo qui.

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