Da Stek ad Alisson: la porta è senza pace

Nell’era Usa i portieri hanno avuto sempre vita difficile. Sono stati 6 in 5 anni, con Lobont che ha giocato la gara più importante del quinquennio e Skorupski che ha presenziato al duplice addio da Coppa Italia ed Europa League

di Redazione, @forzaroma

Deve ancora arrivare a Roma ma Alisson, intanto, come evidenzia Stefano Carina su Il Messaggero, dimostra il carattere «Ho una forte personalità, il rispetto in campo te lo conquisti con quello che fai».

Ne avrà bisogno a Roma, perché almeno nell’era Usa i portieri hanno avuto sempre vita difficile. Sono stati 6 in 5 anni, con Lobont che ha giocato la gara più importante del quinquennio e Skorupski che ha presenziato al duplice addio da Coppa Italia ed Europa League.

E pensare che con Stekelenburg, la Roma pensava di aver risolto il problema. Dopo superato al fotofinish Romero (nascosto una settimana a Trigoria), la sua avventura è finita invece il 17 settembre a San Siro. Dal calcio sulla tempia ricevuto da Lucio, il miglior portiere del mondiale sudafricano non si è più ripreso. Con Zeman ha lasciato spazio a Goicoechea, che verrà ricordato per l’autogol col Cagliari. Il rilancio del ruolo è toccato a De Sanctis: primo anno bene, secondo meno. Storia simile a Szczesny, concentrata in una sola stagione.

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