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Il Messaggero

Calabresi: “Romanista da una vita, tiferò tra un ciak e l’altro pensando a mio padre”

Calabresi: “Romanista da una vita, tiferò tra un ciak e l’altro pensando a mio padre” - immagine 1
Le parole dell'attore: "Mia figlia è andata in Ungheria con i miei biglietti. Io sarò a Palermo sul set, per fortuna avrò un televisore"
Redazione

Non sarò a Budapest. Non è giusto. Avevo i biglietti ma non ci sarò. Il lavoro me lo impedisce, crudelmente e senza appello, scrive Paolo Calabresi su Il Messaggero. Il mio dolore sarà lontanamente mitigato dallo schermo che il nostro regista inglese ha fatto montare sul set a Palermo. Gli inglesi, si sa, amano il gioco del calcio. Non sarò a Budapest, è terribile. Penso che mentre scrivo mia figlia Anna è in viaggio con i miei due biglietti insieme al suo ragazzo, romanista accertato e certificato. Roma-Budapest in macchina, tredici ore salvo intoppi. La sua, la mia, la nostra, quella di un popolo che sta cor core acceso da due settimane. Ripenso a tutte le mie vigilie importanti. Alle attese interminabili in distinti Sud con mio papà e mio fratello Filippo, ciriole col crudo e pizza con la mortadella. Mio Papà romano e romanista totale ci portava allo stadio come alla Cappella Sistina. Ripenso al nostro viaggio Roma-Torino il 10 maggio 1981, l'attesa vissuta in macchina, l'euforia trasformata in rabbia. Perché il gol di Turone era buono, e forse ha ragione Biascica: lì cerano sotto i servizi segreti. Ripenso alle dieci ore di attesa prima di Roma-Liverpool, al balletto da pagliaccio di Grobbelaar, al dolore di quel finale atroce, subito rigenerato in amore al Circo Massimo. Perché amore e dolore a Roma camminano sempre insieme. Ripenso al 20 aprile 1986, sempre noi tre, Papà, Filippo ed io, ad applaudire entusiasti Dino Viola nel suo sciagurato giro di campo trionfale prima della partita. Ripenso al 9 gennaio 2000, vigilia di Milan-Roma, io terrorizzato che qualcuno si accorgesse che il vero Cage non fosse a San Siro con Galliani, ma sbragato sul divano di casa sua a Beverly Hills con un Martini in mano. E poi Madrid, di nuovo a fingermi Nicolas, tutti i regali del Presidente Calderon, io a centellinare i sorrisi per paura che mi si staccasse il labbro finto mentre Robinho mi chiedeva una foto. 1-2 Taddei Vucinic, Ero li, dentro Nicolas, ma ero lì, Perché oggi no? Non è giusto. E poi 22 maggio 2022. Tirana. L'attesa di una partita importante della Roma e un'inquietudine che prende alla bocca dello stomaco circa dieci giorni prima e non permette di digerire bene. Provoca irritazione crescente, insofferenza e scatti d'ira improvvisi. Tutti sintomi che durano fino alla fine dei minuti di recupero e poi scompaiono di colpo. Si potrebbe definire una malattia a scadenza. Mia figlia mi chiama. "Papo siamo arrivati, grazie dei biglietti. Ah volevo dirti che ho portato la tua sciarpa, quella del gruppo storico, così è come se ci fossi un po' anche tu...". Resto in silenzio, penso a mio papà. Se la guarda lui da lassù, posso guardarla anch'io da Palermo. Non sarò a Budapest. E' giusto così