Buona solo la prima

di Redazione, @forzaroma

(Il Messaggero – U.Trani) Scudetto e retrocessione. Più che in altalena, la Roma di questa stagione vive di eccessi.

Passa dal giorno alla notte (quasi) in ogni partita. E Luis Enrique non se ne accorge. «È una curiosità, non lo sapevo fino a venerdì, quando mi è stato detto a Trigoria». Strano per uno come lui. Che vive di numeri e statistiche, di dati e schemi. Perché la squadra giallorossa non può essere così diversa da un tempo all’altro. (…) Il diesse Walter Sabatini ne prende atto e invia un messaggio all’asturiano. «Nella ripresa qualcosa succede e bisogna capire perché. Spetta all’allenatore individuare il problema. Perché se è confortante essere parzialmente competitivi, al tempo stesso nel calcio le cose parziali non contano».

La Roma è sola, al comando, se si prendono in esame i primi tempi: 55 punti contro i 52 del Milan capolista della serie A. La rete di Osvaldo, nel finale dei primi quarantacinque minuti della gara di sabato pomeriggio a San Siro, crea il break momentaneo, alla giornata numero 29. Il gol dell’italoargentino ha avuto l’effetto di un successo in uno scontro diretto. Inutile, però, ai fini della classifica e soprattutto dell’unico obiettivo stagionale ancora a disposizione del gruppo giallorosso, il terzo posto per partecipare, passando dai preliminari, alla prossima edizione della Champions. L’ultimo gradino del podio, dopo i risultati di ieri, è di nuovo distante 7 punti. Occupato dalla Lazio, avanti anche negli scontri diretti grazie ai due derby vinti, e quindi lontano 8 punti. (…)

L’altra faccia della Roma è da film dell’orrore. Terrificante. Da brividi. Perché i 30 punti sono da squadra che lotta per non finire in serie B. Terzultimo posto. Solo il Parma con 27 punti e il Cesena con 21 hanno fatto peggio. Luis Enrique guarda l’aspetto positivo del rendimento vincente nei primi quarantacinque minuti. «Se mezza gara la facciamo bene, vuol dire che siamo sulla buona strada. Sta a significare che siamo in grado anche di farla tutta come si deve. Purtroppo le gare durano novanta minuti». (…)

Ma il flop nei secondi tempi preoccupa. S’interrogano i dirigenti, ne parlano tra loro i calciatori. Solo l’asturiano preferisce sottovalutare questa statistica che secondo lui «non serve». Se, però, per Sabatini qualcosa vuole dire, c’è da prendere di petto la situazione. Il calo è più fisico che mentale. Ne discuteranno, si spera, allenatore e giocatori, oggi a Trigoria. Baldini dovrebbe aver già affrontato con Lucho la questione, anche nelle ultime ore. Tatticamente la Roma di Milano è stata prudente come mai in questa gestione tecnica. Sotto palla di squadra, identico a quello richiesto da Luciano Spalletti e spesso utilizzato da Alberto De Rossi con la Primavera. Per spaventare gli avversari giusto qualche ripartenza. Scomparso, invece, il dominio nel possesso palla che proprio Luis Enrique avrebbe voluto almeno vedere più abbondante del 53 per cento (stesso volume nelle due frazioni).

Lucho ha notato che il Milan, rispetto alla gara d’andata, non è stato nettamente superiore. Vero. Ma non per merito della Roma. I rossoneri avevano tanti assenti e la testa al Barcellona. È bastato Ibrahimovic, due gol al ritorno proprio come all’Olimpico, per fare la differenza e conquistare il successo. Nella ripresa i giallorossi sono sembrati più sfacciati, come se improvvisamente avessero deciso di giocarsi la sfida alla pari. Purtroppo si sono solo allungati sul terreno di gioco. Stanchi e fiacchi: quindi condizione atletica precaria. Ma anche fragili psicologicamente.

La Roma non conosce la via di mezzo. O vince o perde. In 33 gare, coppe comprese, solo 6 pareggi. Sono 14 le vittorie e 13 le sconfitte. Cifre che non sono da grande squadra. Del resto i giallorossi contro le big del nostro campionato, le cinque formazioni che li precedono in classifica, hanno raccolto finora solo 4 punti (nessuna ha fatto peggio): 3 al San Paolo contro il Napoli, 1 all’Olimpico contro la Juventus. Le gare di ritorno, in trasferta contro la squadra di Conte, in casa contro quelle di Guidolin e Mazzarri, saranno gli ultimi tre esami. Per evitare la bocciatura definitiva.

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