Dopo quella finale del 26 maggio 2013, persa con la Lazio, tutto ciò che di buono ha fatto negli anni di collaborazione con Spalletti, nella testa dei tifosi, è caduto in un burrone

Aurelio Andreazzoli è tornato. Onorerà il suo contratto almeno a giugno, stavolta lo farà a Trigoria e non più a casa, dove aveva scelto (insieme con la società) di restare perché il suo lavoro al Bernardini non era più necessario. Aurelio, a Roma è famoso per 3 motivi: 1) Per aver dato il nome a una giocata di Taddei, appunto chiamata Aurelio. 2) Per essere stato lui in panchina il giorno della finale di Coppa Italia, persa contro la Lazio, il 26 maggio del 2013. 3) Per aver ideato un cappellino con scritto 0,2 per cento, ovvero ciò che i calciatori avrebbero dovuto dare in più.

Tutto ciò che di buono ha fatto negli anni di collaborazione con Spalletti, nella testa dei tifosi, è caduto in un burrone, scrive Alessandro Angeloni su "Il Messaggero". Maledetto il giorno che ha detto no a Spalletti, quando gli ha chiesto di seguirlo in Russia. Nella gestione americana ha sempre fatto l’uomo di campo, ma gli allenatori via via arrivati se lo sono sempre trovato e non l’hanno mai scelto. Sabatini, quando è stato esonerato Zeman, gli ha consegnato la prima squadra. Ci voleva un traghettatore, eccolo, Aurelio. «Sono un mediocre dilettante», disse all’epoca.

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Oggi torna a Trigoria, richiamato dal suo amico Luciano. Torna a Roma, felice come un bambino, riprenderà possesso di quella sua stanza al Bernardini e ricomincerà a fare il lavoro che ha sempre fatto. Con lui anche Alessandro Pane, vecchio capitano dell’Empoli e del gruppo Spalletti, dove c’era anche Aurelio. Che non aveva ancora perso la Coppa Italia.

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