Processo a Di Francesco. È una Roma spenta, senza un’identità

Processo a Di Francesco. È una Roma spenta, senza un’identità

Squadra piena di talento, mancano gioco e risultati

di Redazione, @forzaroma

Il processo vero e proprio è iniziato alle 22,30 di venerdì quando il gol di Cutrone ha fatto calare il sipario su un agosto deprimente per i tifosi romanisti tra cessioni illustri e prestazioni orrende. L’imputato a sorpresa è Di Francesco, il tecnico prima criticato e poi osannato per il cammino da record in Champions. Oggi le quotazioni di Eusebio sono crollate, e non solo in seno alla tifoseria. Il club conferma (per ora) la fiducia, ma qualche dubbio tra Boston e Trigoria comincia a serpeggiare, come riporta Leggo.

I capi d’accusa d’altronde sono supportati da prove evidenti. A partire dalla preparazione che lo staff di DiFra ha scelto di effettuare sotto il sole cocente di Roma e con una metodologia diversa rispetto alle scorse stagioni (poca parte atletica). Qualche giocatore si è lamentato, ma era troppo tardi. Poi c’è la confusione tattica che ha mandato in tilt gli automatismi di De Rossi e compagni e che ha aperto un dubbio enorme: Eusebio ha cambiato la sua idea di calcio per convinzione o per venire incontro a richieste esterne?

E qui entrano in ballo i singoli e alcune scelte di mercato evidentemente poco condivise con Monchi nonostante i buoni propositi. Su tutti spicca Schick che dopo oltre un anno non ha ancora trovato una posizione congeniale, seguono i nuovi Pastore, Nzonzi e Kluivert impiegati fuori ruolo. Rischiano pure Coric e Cristante. Investimenti importanti che potrebbero perdere valore, un aspetto molto caro a Pallotta. L’unità suggellata dal rinnovo contrattuale pare incrinarsi e si vocifera già su un addio che porterebbe a Trigoria l’ottavo allenatore in 10 anni. Discorsi prematuri, ma non troppo. Sul mercato ci sono Montella e Donadoni mentre il sogno dei tifosi è Conte.

Torniamo sui capi d’accusa. Proprio la tifoseria rimprovera Di Francesco per l’eccessivo aziendalismo e per il basso profilo che spesso passa per provincialismo. Il tecnico non ha alzato la voce per Alisson, ha avallato l’addio di Nainggolan e soprattutto ha scaricato su Strootman la responsabilità della cessione arrivata a mercato in entrata chiuso. L’olandese aveva giocato 42 partite lo scorso anno ed era partito titolare pure a Torino. “Coi giocatori non ne ho nemmeno parlato”, ha detto Di Fra. Una frase poco gradita dai senatori. Parola alla giuria.
(F.Balzani)

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