Stop di due turni per l'olandese, reo di aver simulato nello strattonamento della maglia da parte del laziale Cataladi

Per riavere Strootman contro Milan e Juve, la Roma dovrà sperare che la Corte d’appello federale smentisca il suo ex presidente. Un paradosso che fa sorridere in una storia che divertente non lo è più da un pezzo. Intorno alle 17 di ieri il Giudice sportivo Gerardo Mastrandrea ha annunciato infatti la squalifica per due turni con la prova tv del romanista Kevin StrootmanSimulazione». A Trigoria, scrive Pinci su La Repubblica, già si compilano i mini-dossier: «È la prima volta che si applica la prova tv per un fatto avvenuto sotto gli occhi del quarto uomo, che separa anche i due. Si fa giurisprudenza sulla nostra pelle», la linea romanista. L’eco è arrivato anche a Boston: «Un’assurdità», scrive Pallotta via whatsapp. «E guarda caso succede prima delle partite contro la seconda e la prima», rincara il dg Baldissoni, annunciando il reclamo d’urgenza. La Roma è convinta che Strootman non abbia simulato, ma abbia avuto una naturale reazione di difesa, nel sentirsi tirare per il collo: «Si aspettava di essere colpito, sfido chiunque a non fare lo stesso», la tesi del dg. Ma la chiave della strategia difensiva di Baldissoni e del legale Conte sarà sostenere che l’utilizzo della prova tv non sarebbe ammesso per il caso specifico, visto che la simulazione di Strootman non ha comunque inciso sulla scelta dell’arbitro di espellere Cataldi: lo dice il comunicato del giudice confermando la squalifica del laziale per la trattenuta. «La punizione tradisce la ratio della norma - continua Baldissoni - che è colpire chi induce l’arbitro in errore, ma il dispositivo dice che Cataldi è stato espulso per quello che ha effettivamente fatto».
Ma la stracittadina continua a tenere sulle spine anche i laziali, in particolare Senad Lulic. La Procura federale indaga sulle frasi dai contorni razzisti («Due anni fa Rüdiger vendeva calzini e ora fa il fenomeno»). Il deferimento arriverà già prima di Natale. L’intenzione è di prendere una decisione ragionata, su quello che viene ritenuto un caso limite. Se passasse la linea delle dichiarazioni lesive, rischierebbe una squalifica di 30 giorni, mentre per il razzismo si partirebbe da 10 giornate (ma con la possibilità di ridurle di un terzo con il patteggiamento). Ma la strada più probabile pare oggi la violazione dell’articolo 1, con una eventuale pena che non supererebbe i 2-3 turni.

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