Tornano ritiri e trasferte lunghe

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – C.Zucchelli) – Un passo indietro per farne tanti avanti. La Roma che tra 9 giorni inizia il campionato sarà una lontana parente di quella di Luis Enrique. E non si parla soltanto di gioco e modulo, ma anche di approccio alle partite e organizzazione logistica. Non ci saranno più le trasferte mordi e fuggi in giornata, si partirà il giorno prima anche quando la partita è in programma alle 20.45. Lo scorso anno, come detto, succedeva il contrario. Se la partita, ad esempio, era il posticipo serale di San Siro o Torino i giocatori la sera precedente dormivano a casa, si ritrovavano a Trigoria la mattina della partita alle 9 e poi, intorno alle 10, partivano. E non c’era differenza tra campionato e partite a eliminazione diretta, come quelle in Coppa Italia, oppure tra viaggi lunghi e brevi: il programma della Roma di Luis Enrique non cambiava mai. Lo avevano deciso l’allenatore e il suo staff (con in testa il mental coach Llorente) e la società aveva avvallato questa scelta, che comunque trovava d’accordo gran parte dei giocatori. Quest’anno non succederà. […]

Il boemo pensa che questo sia il modo migliore per fare gruppo e anche per far mantenere ai calciatori la giusta concentrazione. Non tanto quelli più esperti, abituati a gestire se stessi e la tensione, quanto piuttosto quelli più giovani. E quest’anno in rosa ce ne sono tanti. Per il resto Zeman ha intenzione di continuare a lavorare come sempre col gruppo durante la settimana che precede le partite. […]

Lo scorso anno non c’erano quasi mai e capitava anche che il giorno libero non fosse quello immediatamente successivo alle partite, ma quello dopo ancora. Quindi se si giocava la domenica il lunedì si lavorava e il martedì si riposava. Come mai questa scelta? Nella risposta c’è tutta la differenza tra Luis Enrique e Zeman: il primo pensava che la mente dovesse essere più allenata del fisico, tanto che per rilassarsi effettivamente bisognava “staccare” due giorni dopo la partita e non uno. Il boemo, invece, ritiene che le gambe debbano essere allenate alla fatica e che la forza mentale sia poi una conseguenza. Bisogna correre e bisogna correre bene, in sostanza.[…]

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