Sempre Così

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – P.Franchi) – Alla Roma, intesa come concreta utopia enriquista, toccava dare un segnale chiaro e intelligibile di esistenza in vita.

Questo segnale la Roma, tutta la Roma, compresi eccome i suoi brutti anatroccoli, a Palermo lo ha dato, giocando e vincendo secondo ragione. Bene, anzi, benissimo così. Lo so perfettamente quale dubbio, ma forse è qualcosa più che un dubbio, vi passa per la testa. Segnali di ripresa nei momenti peggiori questa squadra li ha già dati più volte, ma non ci ha nemmeno lasciato il tempo di salutarli perché nel giro di qualche settimana è ripiombata nei suoi guai, senza che nessuno, a cominciare dal mio amato asturiano, sapesse ragionevolmente spiegarci perché.

Dove sta scritto che non sarà così pure stavolta? Non ho un solo argomento sensato a disposizione per dirvi che state sbagliando. I miei dubbi sono i vostri dubbi. Però, se mi è permessa la volgarità, chissenefrega. Coltiviamoli metodicamente i nostri dubbi, chi non dubita, anche nel calcio, è un rumoreggiatore ottuso. Dubita oggi e dubita domani, però, prendiamo anche atto con soddisfazione e, perché no, con gioia che questa Roma, così insopportabile quando sbaglia oltre l’umana immaginazione e sembra avere la capoccia chissà dove, quando gioca gioca tutta, e per davvero, dietro davanti e in mezzo al campo. Molte squadre, non solo la Roma, vivono di alti e bassi. Ma noi, quando le cose girano, diamo l’impressione di volare alto davvero, o almeno di poterlo fare. Non volete chiamarlo progetto, e nemmeno proposta? Bene, chiamiamola semplicemente idea[…]

Nonostante le assenze pesanti. Nonostante il clima plumbeo che ci circondava. Speriamo, non me la sentirei di dire di più, che di qui alla fine del campionato succeda ancora il maggior numero di volte possibile. Ma, se anche succedesse tutte le volte, e persino se raggiungessimo traguardi che oggi non vogliamo nemmeno nominare, niente mi toglierà dalla testa che senza tre, quattro acquisti veri il progetto o la proposta o l’idea, fate voi, non prenderà mai davvero corpo. Luis Enrique, che non solo è bravissimo, ma è anche una persona seria, molto seria, quest’anno ha portato croce e cantato messa. Senza lasciarsi scappare mai, dico mai, una mezza parola sull’argomento. E, certe volte, dando persino la sensazione di credere davvero di poter fare prima o poi tutto il suo gioco con quel che gli passava il convento. […]

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