«Ci amiamo ancora, cara Roma mia»

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – M.Izzi) – A consegnarmi la maglia numero 10 autografata da Francesco Totti è stato Giorgio Rossi. Quando si tratta di fare felice un tifoso, il capitano non si tira mai indietro, ma questa volta, se possibile, Francesco in quel: “con affetto”, che accompagna la dedica ha messo un pizzico di emozione in più.

La maglia è infatti destinata a Vittorio Zingarelli, figlio di Italia Foschi, a sua volta sorella di un certo Italo Foschi. Vittorio, che domenica 18 marzo compie 93 anni è dunque, il nipote di Italo Foschi. Nel 1949, quando il fondatore della Roma morì stroncato da un infarto mentre stava lasciando lo Stadio Flaminio, Vittorio portò il feretro sulle spalle. Lo legava allo zio, un affetto filiale, profondo. Sempre al suo fianco, divenne, negli anni della giovinezza la mascotte di gente come Fulvio Bernardini e Attilio Ferraris IV. Domenica sarò alla sua festa per tributare a questo mio amico e a questo uomo straordinario (medaglia d’argento al valor militare nel corso della seconda guerra mondiale) il tributo di affetto e stima che merita. Ho conosciuto Vittorio Zingarelli nel marzo 2007 e sono rimasto da subito affascinato dalla sua personalità e dai suoi mille, favolosi racconti. Nelle tante interviste realizzate con lui, naturalmente, c’era sempre tanta, tantissima Roma. Non fosse altro per il fatto che Vittorio è nato e vissuto, assieme alla sua famiglia, alla nonna materna e allo zio Italo, proprio a Via Forlì 16, dove il 7 giugno 1927 è nata la Roma. I suoi ricordi, sono stati per me indispensabili per ricostruire alcuni passi assolutamente oscuri della vita del “papà” della Roma. Nel 2011, proprio con “l’inestimabile contributo” di Vittorio Zingarelli ho realizzato la prima biografia di italo Foschi: “Via Forlì 16”, che rimane una testimonianza potente di quanto la famiglia Foschi-Zingarelli abbia dato alla nascita e al consolidamento della Lupa.

Mi mancano le passeggiate che facevo assieme a lui per le strade dell’Aquila, perché tra un saluto e l’altro (Vittorio conosce il mondo), lo sentivo parlare di Italo Balbo, Renato Sacerdoti, Louis Armstrong, Alberto Sordi …. tutti conosciuti di persona. Suo fratello Italo Zingarelli, è stato una leggenda del cinema. Come produttore basta citare uno dei suoi film: “C’eravamo tanto amati” come regista, non sarà inutile ricordare che è stato uno degli inventori della coppia Bud Spencer, Terence Hill (diretti in “Io sto con gli ippopotami” e prodotti in “Lo chiamavano Trinità”). Quando mi parla del fratello“un genio”, Vittorio s’illumina, e sempre, aggiunge: «Era più romanista di me». So che è il modo che usa per spiegarmi quanto lo stimasse e quanto gli vuole bene. Vittorio è stato un soldato, ha visto morire uomini e amici fraterni, è un duro che mentre la sua casa crollava per il terremoto non voleva muoversi: «Non mi hanno ucciso gli inglesi, non mi uccide il terremoto». Eppure quando racconta di suo fratello Italo si commuove: «Il 21 novembre 1999 andai a trovarlo in ospedale, sala rianimazione. Non poteva parlare, stava malissimo e sarebbe venuto a mancare pochi mesi dopo. Eravamo dall’altra parte del vetro. Ho visto che muoveva la mano, non capivo, indicava il numero “4” … era venuto a sapere che la Roma aveva vinto 4-1 con la Lazio …. ».

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