Conti: «Perrotta è un orgoglio»

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – M.Macedonio) «Ne sono orgoglioso» ci dice Bruno Conti, quando gli riferiamo che, con il gol di domenica scorsa a Siena, Simone Perrotta lo ha scavalcato nella graduatoria dei marcatori in maglia giallorossa. Sono infatti 48 le reti messe a segno dal centrocampista nato in Inghilterra, ma di origini calabresi, giusto una in più di quelle realizzate dal Pelasgio, come lo chiamava Gianni Brera, che per lui stravedeva.

 

«Sono contento che sia stato proprio lui a superarmi – continua Bruno. – Perché è innanzitutto un grande professionista. Lo ha sempre dimostrato, fin da quando è arrivato qui a Roma. E il primo anno ce lo ricordiamo tutti come dovette lottare per essere accettato. Tante critiche contro di lui, che seppe già allora mettersi alle spalle, lavorando giorno dopo giorno e riuscendo a dare sempre più continuità alle sue prestazioni. Una carriera che è oggi sotto gli occhi di tutti. E chi lo vede allenarsi settimanalmente sa quanta voglia ci sia ancora dentro di lui. La conferma viene dal sapersi sempre mettere a disposizione del tecnico, quali che siano le sue scelte, e farsi trovare pronto al momento giusto. Lo abbiamo visto domenica, quando Zeman lo ha chiamato in causa e lui lo ha ripagato con un gol decisivo. Perché al di là del 3-1 finale, il suo è stato quello che ha cambiato la partita».

 

Un giocatore stimato per le sue doti tecniche ma anche per le qualità umane mostrate. «Senza dubbio. Una persona seria, discreta, e innamorata della sua famiglia. Uno che quando finisce gli allenamenti dedica tutto se stesso ai suoi e non si è mai visto in chissà quali luoghi. Giocatori come lui fanno bene ad una società. Posso ben dirlo perché ogni volta che mi sono trovato a parlare con lui non ho potuto non apprezzare la sua capacità di rimanere estraneo alle polemiche. Mai una parola fuori posto. Ma la maturità di capire le situazioni e, nello stesso tempo, la voglia di non mollare mai, perché lui c’è e, quando c’è bisogno, come è successo domenica, si può contare su di lui. E questo è molto importante in un gruppo, e soprattutto per un allenatore. Mi ha fatto molto piacere aver visto il nostro boemo avere quella reazione in occasione del gol di Simone. Perché anche lui sa bene come il giocatore si alleni durante la settimana».

 

Sono i giocatori come lui che possono rappresentare un esempio nello spogliatoio, a maggior ragione quando questo è formato da tutti giovanissimi? «Quando l’esempio è così positivo, perché passa soprattutto attraverso il lavoro svolto ogni giorno, il contributo è inestimabile. Senza contare che quando lui parla con i ragazzi è sempre bello ascoltarlo».

 

Tu e lui, due campioni del mondo. Tutti e due diventati tali da giocatori della Roma. Un bel sogno che si è avverato per entrambi. «E’ bello. Non è un caso che nel mio ufficio, insieme a quelle di Totti e De Rossi, ho una sua maglietta della Nazionale, che lui mi ha portato di ritorno dal Campionato del Mondo. E’ la dimostrazione della stima reciproca che c’è tra noi. E di quella che gli viene da tanti, oggi, perché se la merita veramente. E’ per questo che sono contento che abbia battuto il mio piccolo record e gli auguro, anzi, di migliorarlo ancora…».

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