(Il Romanista - M.Macedonio) La puntata di Sfide, andata in onda lunedì sera su Rai3, è solo l’ultima delle numerose occasioni che, da un anno a questa parte, hanno riportato alla ribalta il nome, ma ancor più, il racconto della vita di un giocatore, Agostino Di Bartolomei, che ha rappresentato una parte importante nella storia dei colori giallorossi.
«Non può che fare piacere, a me e alla mia famiglia – dice il figlio, Luca – guardando a questi ultimi dodici mesi, constatare come si sia tornati a parlare di “Ago” in tante circostanze: dall’inaugurazione del campo che gli è stato intitolato a Trigoria, all’uscita del film, “11 metri”, giusto nel novembre dello scorso anno. E poi la Hall Of Fame, altra iniziativa di cui va dato merito alla società, che ha dimostrato di avere una particolare sensibilità nei confronti di quelle figure che hanno fatto la storia della Roma. E ancora, il libro, quel “Manuale del calcio”, che da settembre è in libreria, e che nelle intenzioni di Ago voleva essere innanzitutto un’occasione per parlare ai ragazzi e condividere con loro il proprio pensiero sulle cose della vita. Fino alla trasmissione di ieri che è un’altra bella pagina del ricordo di Ago, che tanti tifosi serbano sempre e che anche ieri, in rete, hanno condiviso con me».
Nell’ultima parte del programma, gli diciamo, alcune delle considerazioni fatte intorno al territorio salernitano, definito come “realtà difficile” e “di camorra”, hanno suscitato qualche risentimento tra la gente di quelle parti e nella stessa amministrazione comunale di San Marco di Castellabate. «Le parole di Antonello Venditti, in quel caso, costituiscono una sfortunata coincidenza, perché - come lui stesso ha avuto modo di spiegare oggi (ieri, ndr) al Sindaco – si è trattato di una frase decontestualizzata, e assolutamente non riferita al Comune di Castellabate. Sono contento che si siano potuti chiarire perché credo che, mai come in questo momento, non si possa dire nulla che non sia positivo riguardo al Cilento e delle sue terre meravigliose, che Ago amava e in cui lui si sentiva a casa, così come ci sentiamo a casa in quei luoghi io e la mia famiglia. Lo stesso Antonello ha dichiarato che in un contesto più ampio intendeva dire esattamente il contrario. Ma è quasi normale che, estrapolando una frase da un discorso più lungo e articolato, questa possa assumere un significato diverso da quello che era nelle intenzioni di chi l’ha pronunciata. Spero anzi che Antonello possa tornare presto in quei posti e apprezzarne le bellezze assolute e quanto siano straordinari i cilentani e i tifosi di Salerno. Credo anzi che il Sindaco, che è persona intelligente e ha capito tutto questo, non si sia lasciato sfuggire l’occasione per invitare Venditti a far visita a quei luoghi. Dopotutto, se guardiamo alla realtà che stiamo vivendo, una delle sfide del nostro tempo è alla mafia e alla criminalità organizzata. E questa è ovunque. Come diceva anche Sciascia, c’è da credere che si sia spinta anche fuori dei nostri confini».
Due documenti, quello filmico e quello televisivo, che raccontano Agostino in due modi distinti, ma entrambi altrettanto incisivi e funzionali. «Sono due prodotti diversi – dice Luca – ma ugualmente belli e validi, nella distinzione che va fatta riguardo ai mezzi stessi: il cinema ha di per sé una capacità di penetrare di più nel cuore delle storie, e il documentario “11 metri” ha comportato, non a caso, un lavoro di diversi mesi, mentre la televisione si muove su un piano differente, comunicando però a milioni di persone, attraverso le immagini, le emozioni legate a tanti eventi sportivi. E’ significativo che i commenti che mi sono arrivati oggi attraverso i social network, e che mi hanno letteralmente “assediato”, sono stati di un affetto e di una tenerezza unici. Mi fa quindi piacere che ci si sia ricordati ancora una volta di Ago e lo si sia fatto attraverso un format importante come quello di Sfide».
Una puntata, quella di lunedì, che ha visto al centro del racconto la morte di Agostino, e quella data, il 30 maggio, definita dal conduttore, Alex Zanardi, “più che una coincidenza”, senza per questo voler ricondurre ciò che accadde quella sciagurata mattina soltanto al decennale della finale persa in Coppa dei Campioni. «È assolutamente vero. A volte ci si basa su dati empirici – continua Luca. - La coincidenza del 30 maggio, a dieci anni dalla sconfitta del calciatore, è qualcosa che c’è, ma che noi, come famiglia, non abbiamo mai voluto accettare. Ed è anche normale, credo, che sia difficile per noi farlo. Non credo che tra il film e il programma tv ci sia una diversa capacità di introspezione. Come ha detto Alex (Zanardi, ndr), il tema è più complesso, e in una molteplicità di concause, la miccia può essere anche una giornata, quella, che aveva segnato pesantemente la sua esistenza. Una persona come Alex, che al pari di Ago, ha fatto dello sport una ragione di vita, può capire perfettamente – anzi, lui più di chiunque altro – che ci sono giornate-no che ti porti dietro per tutta la vita. E lui per primo ne è un esempio, che andrebbe portato, a mio parere, nelle scuole».
La puntata di Sfide si apre con alcune testimonianze. A cominciare da quella dello stesso Luca, che descrive il proprio rapporto con il padre come fatto non solo di parole. «Ago era una persona che lasciava ben poco alle parole, prestando invece attenzione a tanti altri modi di comunicare e di esserti vicino. Benché fossi un bambino, ricordo che di non aver mai dovuto chiedere neanche un soldo per comprare le merendine, perché lui me le faceva trovare già in tasca. E provava sempre ad anticipare ogni mio pensiero, così come io provavo ad interpretare i suoi silenzi».
Sguardi e gesti, per stabilire un’intesa, che va al di là delle parole. «Sì, perché è questo che per Ago faceva la differenza. Tra chi amava e faceva parte della sua famiglia e chi aveva invece con lui rapporti più superficiali. Ago, anche solo con uno sguardo, riusciva a farti capire se era arrabbiato o voleva abbracciarti. E chi lo ha conosciuto da vicino, come Nino, mio zio, o lo stesso Franco Tancredi, non avevano bisogno, come me, di grandi discorsi con lui. Con uno sguardo o un sorriso riusciva a comunicarti tanti stati d’animo diversi e, se del caso, a chiudere una conversazione. O farla ripartire, sull’onda di una grande risata».
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