Dotto difende De Rossi su "Il Corriere della Sera": "Inutile provare a spiegare l’inspiegabile. Lui per primo non se ne farà una ragione. Ma lui è un ragazzo d’onore. Un capitano, dai nervi molto accesi, ma un capitano"

La tastiera è una vigliacca tentazione. Te ne stai lì tra le tue mura, in panciolle, e vai, quattro colpi e rovini un uomo. Rispetto troppo Daniele De Rossi per torcergli un solo capello, scrive Giancarlo Dotto su "Il Corriere della Sera". Né voglio rifugiarmi sulla comoda semplificazione di Jekyll e Hyde o del ricorrente «raptus» da cuore selvaggio. Tutti noi abbiamo un cinema dentro che ci sovrasta. Modelli incorporati che ci «violentano», nel bene e nel male. Siamo quello che la vita fa di noi. Uno schermo gigantesco dove transita di tutto, miliardi di ombre. Qualcosa di estremo deve esserci in quello di Daniele.

Roma_Atletico_Madrid_derossi

Affari suoi e, qualche volta, come domenica a Genova, della Roma. Inutile provare a spiegare l’inspiegabile. De Rossi per primo non se ne farà una ragione. Ma lui è un ragazzo d’onore. Un capitano, dai nervi molto accesi, ma un capitano. Quei due punti che ha tolto alla Roma contro il Genoa, in qualche modo li restituirà. I compagni lo amano e si faranno in quaranta per raccontarsi, tutti insieme, più che mai, il lieto fine.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Tutti
Leggi altri commenti