Totti, De Rossi e Osvaldo fanno «il bene della Roma»

di Redazione, @forzaroma

(Corriere della Sera – L. Valdiserri) – A Trigoria e dintorni, negli ultimi tempi, si è parlato molto di un concetto astratto come quello del “bene della Roma”. Una sintesi può essere quella espressa da Zdenek Zeman per spiegare la panchina di Daniele De Rossi e Dani Osvaldo nella partita contro l’Atalanta: gioca chi si preoccupa più delle esigenze della squadra che «dei fatti propri ». […]

Il «bene della Roma», nella partita contro il Genoa che potrebbe aver cambiato la stagione della squadra giallorossa, può essere quantificato con alcuni numeri. Palle giocate: Totti 104, De Rossi 94; passaggi riusciti: De Rossi 78, Totti 73; giocate utili: De Rossi 27, Totti 22; possesso palla: De Rossi 4’44″, Totti 4’38″. Al di là di ogni discussione sul modulo (è o non è un 4-3-3?) e soprattutto al di sopra di ogni guerra di religione resta il dato incontrovertibile di due «registi» aggiunti a Tachtsidis, cioè l’uomo deputato da Zeman per quel ruolo. Totti è stato il regista offensivo (con l’importantissimo valore aggiunto del gol da centravanti che ha riaperto la gara) e De Rossi è stato, soprattutto nella ripresa, il regista difensivo. I numeri non sono tutto nel calcio, ma sono molto. […]

 

C’è chi ha parlato di autogestione da parte dei giocatori più esperti, ma in questo caso si è sicuramente esagerato per amor di polemica. Altro discorso, invece, è l’interpretazione che viene data alla gara dai protagonisti. In questo senso poco importa che la Roma sia «zemaniana» in tutto o in parte, perché il raffronto è improponibile se si fa riferimento a 13 anni fa. La patente di «zemanianità» non serve a nessuno, nemmeno allo stesso Zeman. Servono i miglioramenti dei giovani (Lamela, Piris, Marquinhos…) e il peso specifico dei migliori (Totti, De Rossi, Osvaldo). Avere giocatori che non sono soldatini è un valore aggiunto e non un limite, fermo restando il diritto dell’allenatore di fare le proprie scelte. Più della fede cieca, almeno per chi crede nell’evoluzione dello sport e della società, conta la condivisione di un progetto. Quello sì che è «il bene della Roma».

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