Roma, quanti rimpianti. Luis Enrique difende Kjaer

di Redazione, @forzaroma

(Corriere della Sera – G.Piacentini) Alla vigilia aveva detto che per vincere a Milano sarebbe servita la partita perfetta.

Questa non è arrivata, e la Roma torna a casa senza punti, dopo aver addirittura cullato il sogno di poter vincere. Luis Enrique a fine gara sembra soddisfatto – e non è la prima volta in questa stagione – per la prestazione più che per il risultato.

«Alla mia squadra non ho niente da rimproverare. Abbiamo cercato di essere più forti possibile, ma nel nostro migliore momento c’è stato il tocco di un calciatore “diverso” come Ibrahimovic». Lo svedese ha approfittato del troppo spazio che gli è stato concesso. Il tecnico spagnolo non punta il dito contro nessuno. «I difensori centrali sono stati bravissimi contro uno dei migliori attaccanti del mondo».

A chi gli fa notare le differenti classifiche tra i risultati alla fine del primo tempo e al 90’, Lucho risponde piccato. «È una statistica che non ha senso perché le partite durano novanta minuti. Non sono contento al cento per cento del primo tempo, nel secondo abbiamo giocato meglio e il loro gol è arrivato nel nostro momento migliore. Sono soddisfatto di quello che hanno fatto i ragazzi. Siamo stati vicini a fare qualcosa ma queste sono gare che si decidono con i dettagli e a noi manca ancora qualcosa. La differenza rispetto alla gara di andata è stata minore, siamo sulla buona strada. La squadra merita un voto alto, la partita perfetta non è possibile farla perché ci sono dei particolari che vanno sempre migliorati».

Non ha brillato Francesco Totti, che ha avuto sui piedi la palla del possibile 2-0 ma non l’ha sfruttata. «È facile giudicare, ma l’allenatore vede sempre una partita diversa dagli altri. Alcuni giocatori avevano dei problemi, ho preferito fare dei cambi. La cosa bella è che quando guardavo la panchina sapevo di avere dei calciatori che potevano essere titolari in ogni momento». Infine una battuta su Guardiola, prossimo avversario del Milan. «Non ha bisogno dei miei consigli, magari glieli chiedo io a lui, che sa tutto del calcio italiano»

 

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