(Corriere della Sera  - G. Piacentini) Sono due facce della stessa medaglia, Miralem Pjanic e Adem Ljajic. Il talento è simile, come le aspettative che li hanno accompagnati nella capitale, l’umore è diametralmente opposto. Il bosniaco, in gol mercoledì nel giorno del suo ventiquattresimo compleanno, si sta prendendo la Roma partita dopo partita; il serbo, al contrario, non è ancora riuscito a lasciare il segno e sta lentamente diventando una comparsa nel film che invece doveva vederlo protagonista.

La Roma vista dal lato di Pjanic, in questo momento, ha un sapore dolce a tal punto che l’ex giocatore del Lione, che ha il contratto in scadenza nel giugno del 2015 e piace a parecchi top club europei compreso il Psg che è più volte uscito allo scoperto con dichiarazioni pubbliche di interesse, ha lanciato un messaggio chiaro: “Alla Roma sono felice - le sue parole - la società sa che voglio rimanere, ma ancora non so quando rinnoverò”. Messaggio nemmeno troppo in codice: “Sbrigatevi”. La trattativa va avanti da mesi, e più passano i giorni e più la Roma dovrà alzare l’asticella per accontentare le richieste economiche del regista, che è uno degli insostituibili di Rudi Garcia. Il tecnico francese la scorsa estate lo ha voluto trattenere a tutti i costi, mettendolo al centro non del villaggio ma del suo progetto tecnico; un riconoscimento che Pjanic ha ripagato sul campo, con prestazioni come quella contro il Parma che lo hanno fatto acclamare da tutto lo stadio.

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Nella classifica della felicità Adem Ljajic si trova all’estremo opposto rispetto al bosniaco. Quando è entrato in campo col Parma, nei minuti finali e dopo il gol del 4-1 di Taddei che aveva definitivamente chiuso la partita (prima del gol, Garcia stava per fare entrare Romagnoli che era già pronto a metà campo), si sono alzati dei fischi nei suoi confronti, coperti solamente dagli applausi per Mattia Destro, che gli stava lasciando il posto.

Forse è per questo, o forse solamente perché era arrabbiato con sé stesso, che a fine gara non si è fermato con i compagni di squadra a salutare i tifosi sotto le curve e nel dopo partita ha disertato anche la cena riservata ai calciatori, abbandonando lo stadio in fretta e furia. Di certo non è mai del tutto sbocciato il feeling (tecnico? caratteriale?) con Rudi Garcia, che con lui ha alternato bastone e carota. Può ancora convincerlo a puntare su di lui, ma il tempo stringe. Come per il contratto di Pjanic.

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