Conte comincia la scalata «Abbiamo lavorato tanto e bene ma della Norvegia non mi fido Polemiche? Io sono qui per unire»

Stasera sapremo se l’Italia «umile, orgogliosa e cattiva» che ha annichilito l’Olanda giovedì a Bari sarà il marchio di fabbrica del nuovo corso. Serve una riprova dopo l’esordio più che incoraggiante.

di finconsadmin

Stasera sapremo se l’Italia «umile, orgogliosa e cattiva» che ha annichilito l’Olanda giovedì a Bari sarà il marchio di fabbrica del nuovo corso. Serve una riprova dopo l’esordio più che incoraggiante. Perché era prevedibile che alla prima uscita gli azzurri, desiderosi di cancellare il maledetto Mondiale brasiliano e soprattutto di ingraziarsi il nuovo manovratore, avrebbero raddoppiato le energie e giocato con la massima applicazione. Se la Nazionale, anche dentro il moderno e funzionale stadio Ullevaal, mostrasse la stessa fame, la stessa organizzazione, la stessa capacità esplosiva mostrata in Puglia, significherebbe che il lavoro di Conte è già penetrato dentro il gruppo.
L’allenatore è già calato nella parte. Più disteso (almeno per adesso) che nella Juve, anche di fronte al debutto europeo vero e proprio: «Con l’emozione mi sono già portato un bel pezzo avanti», dice ricordando la sera del San Nicola. La serenità non è dettata dal fatto che l’Italia è nettamente favorita contro la fragile Norvegia, al 53° posto nel ranking Fifa e con una sola vittoria nelle ultime 11 partite. «Io non mi fido. Ci aspetta una squadra ostica che poteva anche vincere a Wembley contro l’Inghilterra. Dobbiamo prenderla con le molle». Più facile che sia sereno perché gli azzurri, in questo ritiro compresso e senza un attimo di tregua, lo hanno seguito con passione e partecipazione. «Abbiamo lavorato tanto e bene, i ragazzi hanno capito qual è la mia idea di calcio. Abbiamo imboccato la strada giusta».
Conte sa che l’Europa è il nostro regno e non solo perché con Prandelli nel 2012 siamo arrivati sino alla finale, ma soprattutto perché abbiamo messo insieme 20 partite senza sconfitte, la serie positiva più lunga in corso nelle qualificazioni. Un record che è un vanto. Non perdiamo dal 6 settembre 2006, a Saint Denis contro la Francia, Donadoni in panchina. Conte, sotto la pioggia e in un clima già autunnale con nuvole basse e nere, vuole evitare scherzi del destino. In questi giorni a Coverciano ha aumentato il lavoro didattico in saletta a discapito di quello sul campo e ha scelto la linea della continuità: Buffon riprende il suo posto in porta e Florenzi giocherà alla Vidal (cioè con licenza di attaccare) nel cuore del centrocampo guidato da De Rossi e impreziosito dal tuttofare Giaccherini. In attacco fiducia a Zaza e Immobile, gli anti Balotelli a caccia del gol.
Ma stasera, al di là dei tre punti, sarebbe importante non disperdere il credito appena guadagnato contro l’Olanda, un bagaglio di entusiasmo e energie che costituiscono la base per il rilancio. Tutto è finalizzato al lavoro sul campo. E il nuovo Conte ha scelto anche la linea del basso profilo sulle polemiche di questi giorni, soprattutto quella legata a Chiellini: «Ci sono stati tanti fraintendimenti. Ci servirà da esperienza per essere migliori la prossima volta. Sono qui per unire e non per dividere. Se abbiamo voglia di riportare la Nazionale in alto dobbiamo lavorare tutti nella stessa direzione con rispetto e comprensione reciproca. Bisogna venirsi incontro», il messaggio alla Juve che sarà la prossima tappa del suo viaggio in giro per ritiri. Tutto molto soft. Anche con Lotito. Meglio pensare alla rincorsa a Euro 2016, un’impresa non certo titanica, ma da non sottovalutare. Cominciare con il piede giusto sarebbe un’altra bella iniezione di fiducia.
Se la prima tappa di un lungo viaggio è sempre un’incognita, Conte ha fatto di tutto per trasformarla quanto più possibile in una certezza. L’Europa con la Juventus gli ha voltato le spalle. Adesso vuole conquistarla.

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