Calabresi: «Così ho smascherato il falso dossier su Baldini»

di Redazione, @forzaroma

(Corriere della Sera – L.Valdiserri) – Paolo Calabresi, ex allievo teatrale di Strehler, esperto di travestimenti, «Iena» che ha confezionato il servizio sul dossier per discreditare Baldini, Baldissoni e la new Roma americana.

Come dobbiamo chiamarla: 007 o traditore? «Sono uno che non ha nascosto la verità. Perché volevano rifilarmi una bufala? Perché le accuse a Baldini e Baldissoni di essere massoni, che poi non è neppure un reato? Me lo sono chiesto. La mia idea è stata: arrivare a capo di una società in virtù di legami oscuri non è certo bello, soprattutto quando è falso. Se esce una notizia simile è un grave danno d’immagine».

La magistratura ha aperto un’indagine su Roberto Renga, il figlio Francesco, Mario Corsi e Giuseppe Lomonaco, che la smentiscono. Le Iene hanno dato la loro versione, dicono, mettendo pochi minuti di discussioni più lunghe. «È vero, ci sono almeno tre ore di registrazioni. Il montaggio dei nostri servizi, però, è cronologico per dare forza e credibilità alla storia. Mi creda, semmai c’è qualcosa in meno e non in più».

Ci spieghi la cronologia, allora. «Sono io che ho cercato Roberto Renga, che conosco da tempo: avevo fatto un’intervista a Carlo Petrini su Bologna- Juve del 1980 e gli avevo chiesto un ricordo. Poi, a telecamere spente, mi ha chiesto se mi interessava una storia su calcio, Roma e massoneria e che aveva le trascrizioni di sms tra Baldini e Baldissoni piene di riferimenti massonici. Se vuoi te le farò vedere, mi ha detto. Ne ho parlato con i miei capi e ho detto che mi sembrava una storia improbabile. Abbiamo visto dove poteva portare. Così ho chiamato Renga dicendo che si poteva fare. Poi ho ricevuto una telefonata da Lomonaco, che mi raccontava la stessa storia. Perché, gli ho chiesto. Risposta: perché a Mario non piace che intorno alla Roma ci sia questa gente e per beghe personali con Baldini».

Lei è già stato sentito dal magistrato come persona informata dei fatti… «Ma io spero che nessuno sia incriminato. Vorrei semmai che questa storia aprisse una discussione seria sulla mala informazione e su questa stranezza solo romana dove non si tifa per una squadra ma per una proprietà o una radio. Sento dire che sarei un amico che ha tradito la fiducia, ma mi chiedo: un rapporto di conoscenza vale più della verità?».

Lei è tifoso della Roma: ha voglia di tornare allo stadio? «Sono un po’ incerto, è una zona franca. Però ci devo tornare. Altrimenti tutto quello che ho detto sul non nascondere la verità non avrebbe valore»

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